VENEZIA – Il Veneto approva la sua legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Salgono così a quattro – ci sono anche Emilia Romagna, Sardegna e Toscana – le regioni che scelgono autonomamente e non attendono una normativa nazionale per legiferare sul fine vita. Per la prima volta è una regione del centrodestra a far notare il vuoto legislativo che esiste sulla questione in Italia. “Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, ha sottolineato il governatore veneto, Alberto Stefani.
Zaia: “Una legge di civiltà”
In un’intervista a Repubblica anche l’ex governatore leghista della regione, Luca Zaia, ha definito l’approvazione regionale come “un bel segnale a livello nazionale” per una causa che non è “di destra o di sinistra”. Una battaglia che l’ex governatore ha seguito per anni, incassando – due anni fa quando era ancora a capo della Regione – la bocciatura del testo d’iniziativa popolare per un solo voto. Per l’attuale presidente del consiglio regionale del Veneto la critica non è verso uno schieramento politico, ma a tutto il Parlamento. “La Corte costituzionale ha aperto. Ha sollecitato tra volte diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra e farla”, ha aggiunto il leghista, definendo la svolta nella sua regione come “una legge di civiltà”. Un appello condiviso anche da Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali al Senato che su X ha ricordato l’esistenza di un testo a livello nazionale “sottoscritto dalle opposizioni e già pronto”.
Il voto in aula
Intanto nell’aula regionale veneta la legge è passata con 32 voti favorevoli, 4 astenuti e 14 contrari. A votare compatto a favore è stato il centrosinistra, mentre i partiti di centrodestra si sono spaccati. I 9 consiglieri di Fratelli d’Italia si sono schierati per il no. Da Forza Italia, invece, la libertà di voto sulla questione ha portato a un sì e due astensioni. Dalla Lega, che ha sostenuto la normativa, si sono invece staccati i capogruppo Riccardo Barbisan e Filippo Rigo. Stessa linea contraria per i due consiglieri di Resistere Veneto e il vannacciano Stefano Valdegamberi.


