Strage Piazza Fontana51 anni di nebbiaintorno ai colpevoli

Sette processi senza accertare la verità sulla madre di tutte le stragi

Era il 12 dicembre del 1969, cinquantuno anni fa, quando una bomba causò 17 morti e oltre 80 feriti nella Banca nazionale dell’agricoltura a Milano. C’era la nebbia quel giorno a Piazza Fontana. Ma quella nebbia ha continuato ad avvolgere mandanti, esecutori e complici di una strage. Sette processi e tre inchieste che non sono mai riuscite a accertare la verità. Un vero e proprio romanzo di una strage, prendendo a prestito il titolo del film di Marco Tullio Giordana dedicato alla ricostruzione di quel pomeriggio di sangue a Milano.

Prima gli investigatori seguono la pista anarchica con l’arresto del ballerino Pietro Valpreda, che sarà assolto nel 1985 dopo un lungo calvario giudiziario. Poi  la pista neofascista, con l’incriminazione dei due ordinovisti padovani Franco Freda e Giovanni Ventura. Anche loro saranno assolti dopo la decisione di trasferire il processo da Milano al tribunale di Roma, da allora definito con ironia “stanza delle nebbie” dai militanti della sinistra radicale. Negli anni ’90, tra trame nere e servizi deviati, armieri di Ordine nuovo pentiti e militanti neofascisti, si intravede la luce in fondo al tunnel con la condanna all’ergastolo dell’ordinovista Danilo Zorzi, il medico veneziano Carlo Maria Maggi e il neofascista Giancarlo Rognoni. Ma anche qui la verità processuale dura poco. In appello fioccano assoluzioni.

Poi la beffa finale arriva ai famigliari delle vittime con la sentenza della Suprema Corte del 3 gennaio 2005. I tre camerati, Zorzi, Maggi e Rognoni, vengono assolti con giudizio definitivo, ma nelle motivazioni viene confermata la responsabilità del gruppo neofascista Ordine nuovo. Anche se la Corte di Cassazione ritiene di dover dare risposta “positiva” al giudizio di responsabilità su Freda e Ventura “per la strage di piazza Fontana”, i due non potranno più essere più giudicati in quanto precedentemente assolti.

Andrea Persili

Classe 1990, laurea in Giurisprudenza e tante passioni: dalla politica alla letteratura, dalla storia alla filosofia. Ho fatto da relatore in seminari sul diritto di cittadinanza. Ho scritto di caporalato e mobbing. Ed alla fine ho scoperto che il giornalismo è la mia vera passione: la curiosità di indagare in territori inesplorati e di dare voce a chi non può farlo.