La Cina provoca Taiwan sale tensione nello StrettoUsa avvertono Pechino

Taipei: "Invasione cinese nel 2025" Media: "Truppe americane sull'isola"

Da un parte preoccupazione, dall’altra disinteresse. Mentre il mondo parla delle minacce di Pechino contro l’isola ribelle, a Taiwan – diretta interessata delle minacce cinesi – il clima sembra sereno così come confermato oggi in un forum a Taipei dal presidente Tsai Ing-wen: “Taiwan non cerca uno scontro militare, spera in una convivenza pacifica, stabile, prevedibile e reciprocamente vantaggiosa con i suoi vicini”. Nessun allarmismo, i cittadini continuano ad andare a lavoro e a svolgere le loro attività come se nulla fosse. Nei giorni scorsi, oltre 150 aerei cinesi sono entrati nello spazio di identificazione di difesa aerea taiwanese (di cui Pechino non riconosce l’esistenza), ma non si sono avvicinati a più di 35 miglia nautiche dalle coste. 

La Cina intanto ha fatto sapere che adotterà “tutte le misure necessarie per salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale” dopo la notizia del Wall Street Journal secondo cui decine di marines Usa sono da almeno un anno a Taiwan per addestrare in segreto le truppe locali. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha detto nel briefing quotidiano che gli Usa dovrebbero riconoscere “l’elevata sensibilità della questione Taiwan, attenersi al principio della ‘Cina Unica’, interrompere la vendita di armi all’isola e i contatti militari in modo da non danneggiare seriamente relazioni internazionali bilaterali, pace e stabilità nello Stretto di Taiwan”. 

Ad agosto, dopo un tweet del senatore repubblicano John Cornyn, il Global Times aveva paragonato l’ipotetica presenza fissa di militari americani in territorio taiwanese a una “invasione militare”, definendola “l’equivalente di una dichiarazione di guerra”. 

È dunque prevedibile che Pechino risponda non solo a parole. Il ministro della Difesa, Chiu Kuo-cheng, ha avvertito che entro il 2025 la Cina potrebbe aver maturato non solo la capacità ma anche la decisione di condurre un’invasione. Si ritiene il rischio non immediato, soprattutto per l’approssimarsi del congresso del Partito comunista che dovrebbe conferire il terzo mandato a Xi Jinping.