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HomeCronaca Santulli: “Abbiamo aspettato due anni prima di aprire lo sportello romano”

“Dopo tanta attesa dall’Ordine
abbiamo aperto solo nel 2008
Temevano di perdere clienti”

La coordinatrice dello sportello romano

“Da noi tanti italiani in difficoltà”

di Marco Bertolini14 Gennaio 2026
14 Gennaio 2026
Avvocato di strada

Teresa Santulli, avvocato e coordinatrice dell'unico sportello romano

Teresa Santulli, avvocato di Roma, è una delle due coordinatrici dello sportello di Avvocato di strada presente nella Capitale. A Lumsanews ha raccontato come è venuta a conoscenza dell’iniziativa, le difficoltà affrontate e come funziona la sua attività di volontariato. 

Come è venuta a conoscenza del progetto? 

“Sono avvocata della Cgil come Antonio Mumolo, lo conoscevo come collega. Lui a Bologna, io a Roma. Quando mi ha raccontato della sua iniziativa sono rimasta molto colpita. Sono andata a parlare con lui per capire il funzionamento dell’associazione e come replicarlo a Roma dove non c’era ancora”.

Com’è andata l’apertura dello sportello?  

“L’abbiamo aperto nel 2008, ma già dal 2006 abbiamo cominciato a interfacciarci con il Consiglio dell’Ordine. In altre città aveva approvato iniziative simili. Con Mumolo ho spiegato che, pur esistendo il gratuito patrocinio, noi ci occupiamo di persone senza residenza. C’era il timore che sottraessimo clienti, ma è volontariato. Ognuno ha il suo studio. Alla fine abbiamo aperto senza l’appoggio dell’Ordine. Poi abbiamo contattato vari enti, tra cui la Caritas che aveva già un suo sportello, finché il San Gallicano, l’istituto per le malattie della povertà, ci ha dato una stanza e un computer per cominciare la nostra avventura”.

Come gestite questo servizio in una città come Roma? 

“Non siamo tantissimi. Il numero varia. Ci sono periodi in cui siamo abbastanza numerosi, altri meno. I volontari storici sono pochi, ma c’è un ricambio continuo di giovani. La maggior parte di chi si rivolge a noi chiede consulenze. Facciamo soprattutto attività stragiudiziale: lettere, diffide, rapporti con la pubblica amministrazione. In una città grande come Roma arrivano molte richieste per problemi diversi, spesso risolvibili. Il nostro aiuto consiste anche nell’orientare le persone verso gli uffici e le strutture competenti”.  

Ci sono dei cambiamenti rispetto a quando ha cominciato l’attività nel 2008? 

“L’utenza è diversa. È aumentato il numero di cittadini italiani che si rivolgono a noi. Sono cresciute soprattutto le persone che da una condizione di normalità sono precipitate nell’esclusione sociale per eventi personali improvvisi. Si tende ad associare il senzatetto a chi ha problemi di dipendenze, ma non è sempre così”. 

Come entrate in contatto con le persone senza fissa dimora?

“I casi ci vengono segnalati dai servizi sociali. Facciamo accompagnare le persone da noi perché, a differenza di altre realtà, non riusciamo ad andare dall’utente, salvo eccezioni. Qualche volta siamo andati in strutture psichiatriche per pazienti impossibilitati a muoversi. Ma sono casi rari. Normalmente gli utenti vengono da noi, spesso con l’aiuto di volontari di altre associazioni”. 

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