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HomePolitica Separazione delle carriere, cresce la spaccatura nella magistratura. Aumentano i favorevoli

Separazione delle carriere
La magistratura si spacca
sulla riforma della Giustizia

Gratteri e Di Matteo guidano i contrari

A favore Di Pietro e Luigi Salvato

di Alessio Sebastiano Corsaro07 Gennaio 2026
07 Gennaio 2026
separazione carriere

Libretti del comitato per il No alla separazione delle carriere | Foto Ansa

ROMA – Il referendum sulla separazione delle carriere si avvicina e la spaccatura tra le toghe si fa sempre più evidente. Contro la riforma voluta dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che prevede anche un doppio CSM con membri togati sorteggiati e l’istituzione di un’alta corte disciplinare con sanzioni inappellabili, si è schierata l’Associazione nazionale magistrati, che ha fondato per l’occasione il comitato “Giusto dire NO”. Tra i nomi più in evidenza ad essersi spesi contro la modifica costituzionale, ci sono i vertici dell’Associazione nazionale magistrati, a cominciare dal presidente, Cesare Parodi, e dal segretario generale Rocco Maruotti. Insieme a loro anche il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, così come il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo e gli ex presidenti della Corte di cassazione, Margherita Cassano ed Ernesto Lupo.

Il fronte dei favorevoli

Al tempo stesso, si fa sempre più numerosa la schiera dei favorevoli alla riforma, guidati dall’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro. Tra i fondatori del comitato Sìriforma, presieduto dall’ex vicepresidente della Corte costituzionale, Nicolò Zanon, ci sono, tra gli altri, il consigliere di Cassazione, Giacomo Rocchi, il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, quello di Lecce, Giacomo Capoccia, così come Giuliano Castiglia, ex Gip a Palermo e l’ex procuratore generale della Cassazione, Luigi Salvato, che solo qualche mese fa aveva definito la riforma inutile e dannosa. 

Lo scontro sui finanziamenti dei comitati

A tenere banco nelle ultime ore è lo scontro sui finanziamenti dei comitati. Nel mirino dei fautori dei Sì sono finiti i fondi che l’Anm sta destinando alla campagna del No. Il deputato forzista ha attaccato: “L’Anm ha già dato al comitato 500 mila euro. Ma perché se un partito riceve da un soggetto più di 100 mila euro viola la legge e nessuno si meraviglia che l’Anm abbia aumentato le quote e le versi al comitato?”. Dal canto suo, l’Associazione nazionale magistrati spiega: “La campagna è gestita dal comitato Giustodireno che è di natura civica e riceve contributi dell’Anm e di privati”. E i comitati, aggiunge Maruotti, “non hanno limiti nella raccolta di donazioni, né vi si applica la legge sui finanziamenti ai partiti”.

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