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HomeCronaca Sparatoria Rogoredo, l’aggressore ricoverato in condizioni gravissime

Milano, sparatoria di Rogoredo
L'aggressore è ricoverato
in rianimazione al Niguarda

Controllato 3 volte negli ultimi giorni

La famiglia: "Ha problemi psicologici"

di Leonardo Macciocca02 Febbraio 2026
02 Febbraio 2026
rogoredo

Polizia di Stato e divisione scientifica in via Cassinis, per i rilievi dopo la sparatoria tra un uomo cinese di trent'anni e degli agenti di polizia, Milano, 1 Febbraio 2026 | Foto Ansa

MILANO – È ricoverato in condizioni gravissime il trentenne di nazionalità cinese che il 1° febbraio, nel quartiere milanese di Rogoredo, ha rubato una pistola a un vigilante e l’ha poi usata contro la polizia, che ha risposto al fuoco. Gli agenti lo hanno colpito alla testa e a un braccio. Ora l’uomo si trova nel reparto di rianimazione dell’ospedale Niguarda, ricoverato in prognosi riservata.

Il furto e la sparatoria

Il 1° febbraio, intorno alle 14.30, un vigilante di circa 50 anni stava andando al lavoro a piedi quando in via Caviglia, zona Sud della città, non lontano da Piazzale Corvetto, è stato aggredito dal trentenne. L’aggressore lo ha colpito con un bastone, per poi rubargli la pistola che aveva in dotazione. Il vigilante ha subito chiamato il 112, spiegando che “un uomo con gli occhi a mandorla” lo aveva derubato. Sono quindi arrivate numerose volanti in zona. Verso le 15.15 il ladro ha incrociato il Land Cruiser blindato dell’Uopi, le unità specializzate di primo intervento della Polizia di Stato, in via Cassinis, poco prima di piazza Mistral, non lontano dalla stazione di Rogoredo. Alla vista delle forze dell’ordine il trentenne ha sparato e gli agenti hanno risposto al fuoco. 

Era stato controllato tre volte in tre giorni

L’uomo, irregolare e senza fissa dimora nei giorni precedenti, era stato bloccato per accertamenti dalla Polfer e poi rilasciato. Il 30 gennaio mentre si aggirava con alcune pietre proprio a Rogoredo. Il 31 per aver usato dei manici di scopa per minacciare una guardia giurata in Centrale e infine, l’1° febbraio, per aver cercato di rubare un cacciavite in un cantiere della stazione Centrale, subito però restituendolo. Il 31 gli agenti lo avevano anche fatto ricoverare in psichiatria, perché oltre alle molestie e agli atteggiamenti sconnessi, si picchiava la testa dicendo che gli faceva male. Ma era stato dimesso poche ore dopo.

La famiglia dell’aggressore: “Ha problemi psicologici”

Nel frattempo si apprende che la famiglia dell’uomo aveva lanciato dalla Cina un appello sui social per la sua scomparsa. “È salito su un taxi nella zona di Via Donatello martedì scorso. Non aveva cellulare né contanti e da allora non abbiamo sue notizie. Attualmente soffre di gravi problemi psicologici – aveva scritto la famiglia in un post sui social che risale a prima dell’accaduto. “È il pilastro della nostra famiglia e ora è disperso. Siamo a casa, in preda all’ansia. Senza di lui, non abbiamo più mezzi di sostentamento”, ha scritto la moglie. E ancora, la donna racconta: “Mio marito lavorava a Milano, quando alla fine gli sono stati rubati sia i soldi che il telefono. L’enorme paura, il senso di impotenza e la disperazione di essere solo e senza aiuto in un Paese straniero hanno fatto crollare del tutto la sua salute mentale, già provata da un’enorme pressione, portandolo a una grave depressione”.

Aria di tensione

La zona tristemente nota per lo spaccio di stupefacenti è teatro del secondo episodio recente di questo tipo. Il 26 gennaio scorso un ragazzo era stato ucciso dalla Polizia contro cui aveva puntato un’arma, risultata poi essere a salve.

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