New England Patriots wide receiver Danny Amendola scores a two-point conversion to tie the game at 28 in the fourth quarter of Super Bowl LI at NRG Stadium in Houston, Texas, USA, 05 February 2017. The AFC Champion Patriots play the NFC Champion Atlanta Falcons in the National Football League's annual championship game. ANSA/ANDREW GOMBERT

Super Bowl, Lady Gagaattacca il presidente TrumpCensurato spot pubblicitario

Inni e canzoni di protesta Fox oscura il muro col Messico

Il cinquantunesimo Super Bowl si è chiuso con la vittoria dei New England Patriots sugli Atlanta Falcons. L’edizione 2017 è stata anche la prima di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, e nei confronti del nuovo inquilino della Casa Bianca non sono mancati gli attacchi, più o meno velati. Prima del fischio d’inizio si sono esibite le Schuyler sisters, ovvero i tre personaggi interpretati da Philippa Soo, Renée Elise Goldsberry e Jasmine Cephas Jones nel musical Hamilton, che hanno intonato America The Beautiful, sorta di secondo inno nazionale, aggiungendo, nel verso che dice “Dio coroni il tuo bene con la fratellanza”, la parola sisterhood (sorellanza). Poi è toccato a Lady Gaga, che ha esordito sulle note di This Land is your Land, canzone patriottica in cui si predica l’inclusione e non la divisione, diventata inno per i manifestanti anti governativi negli Usa. La Germanotta ha quindi intonato Born This Way, le cui strofe sono una dedica all’uguaglianza dell’LGBTQ (Lesbian, Gay, Bisex, Transgender, Queer).

Messaggi più o meno espliciti verso Trump sono arrivati anche dai tanti spot pubblicitari trasmessi durante l’evento (e che quest’anno hanno toccato un costo di 5 milioni di dollari per 30 secondi di pubblicità). Coca Cola, ad esempio, ha deciso di riproporre lo spot con persone di ogni razza che cantano America The Beautiful, risalente al 2014 ma che ora, in questo nuovo contesto, assume un senso totalmente diverso. Stesso discorso per Airbnb che ha mostrato gente di culture diverse con in sovraimpressione la scritta “non importa chi sei, da dove vieni, chi ami, cosa credi. Ci apparteniamo tutti. Più ci accettiamo, più è bello il mondo”. La compagnia di costruzioni Lumber 84 ha scelto invece di raccontare la storia di una madre ed una figlia messicana che si mettono in viaggio per andare a lavorare negli Usa. La Fox Tv ne ha però censurato una parte perché mostrava il muro voluto da Trump.

Dino Cardarelli

Trentatrè anni, marsicano, laureato in Comunicazione all’Università di Teramo, città in cui muove i primi passi nel giornalismo, collaborando con testate cartacee ed online locali. Pubblicista dal 2009, iscritto nell’Ordine abruzzese, vuole continuare ad inseguire il suo sogno: realizzarsi come cronista sportivo.