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HomeSpettacoli The Drama, il film con Zendaya e Pattinson nasconde un segreto (che non piace a tutti)

Segreti e polemiche
per Zendaya e Robert Pattinson
nel film The Drama

Il collegamento con i fatti di Columbine

Il messaggio del padre di una vittima

di Clara Lacorte27 Marzo 2026
27 Marzo 2026
The Drama

The Drama

ROMA – Non è ancora uscito nelle sale The Drama – film con protagonisti Zendaya e Robert Pattinson – e ha già innescato una polemica mediatica che va ben oltre i confini della critica cinematografica.

Il segreto nascosto nel film

La storia, ufficialmente ancora sotto embargo, ci introduce nella vita apparentemente perfetta di Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson). Giovani, brillanti e con carriere di successo, i due sono nel pieno dei preparativi per le nozze. Proprio durante una serata tra amici, un gioco della verità trasforma una cena conviviale in un terremoto psicologico: un segreto rivelato quasi per sfida sconvolge ogni equilibrio, portando la coppia a rimettere in discussione sentimenti e scelte di vita. Sebbene il cast vanti nomi come Alana Haim e Mamoudou Athie, l’attenzione è tutta catalizzata dalla natura di quella rivelazione, che parrebbe riguardare un passato oscuro legato a una potenziale violenza mai attuata.
Alla base delle polemiche c’è il messaggio, ripreso da testate come The Guardian e The Independent, di Tom Mauser, padre di una vittima nella scuola di Columbine e attivista per il controllo delle armi.

Il massacro della Columbine High School

Il peso di questa polemica non può essere compreso senza guardare all’evento: il massacro della Columbine. Il 20 aprile 1999, Eric Harris e Dylan Klebold misero in atto quello che per anni era stato “solo” un piano meticoloso, trasformando i corridoi della loro scuola in un campo di battaglia e lasciando a terra 16 vittime innocenti. Se il film della A24 esplora il “cosa sarebbe successo se non lo avessi fatto”, la realtà di Columbine ricorda al mondo cosa succede quando quel pensiero diventa azione.

È proprio questo parallelismo a risultare intollerabile per chi, come i familiari delle vittime, vede nel cinema di finzione il rischio di una pericolosa fascinazione. E mentre la produzione difende l’opera come un’indagine psicologica sulla fiducia e sui segreti, i fatti drammatici del 1999 alimentano il dibattito sull’opportunità di portare sul grande schermo temi così delicati. 

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