Bocchi (Uil): "La leggesul salario minimorimandi alla contrattazione"

L'intervista a Lumsanews "Si rischia di allargare la zona grigia"

Tiziana Bocchi è Segretaria confederale della Uil. A Lumsanews ha illustrato la posizione del sindacato sull’istituzione di un salario minimo per legge.

Qual è la posizione della Uil sulla proposta di introdurre il salario minimo legale?

“La nostra posizione, condivisa a quella di Cisl e Cgil, è che i salari minimi
con valore di legge, giurisprudenzialmente affermati, esistono già nel nostro Paese e sono i minimi tabellari dei Contratti Collettivi Nazionali. Riteniamo che assumere, in astratto, un valore, che sia 9 euro, 8, 15 o 25, non crei un vantaggio a nessuno. In questo Paese non c’è nessun settore merceologico che non è coperto da contrattazione siglata da sindacati e da associazioni maggiormente rappresentative. Quello che è avvenuto negli ultimi anni è stata una progressiva elusione e mancata applicazione dei contratti, quando non un’applicazione non corretta rispetto al settore merceologico di appartenenza assumendo il contratto che portava a minori costi. Dopodiché sono iniziati a proliferare quelli che tutti noi chiamiamo “contratti pirata”, cioè
contratti firmati da sindacati di comodo e da Associazioni imprenditoriali poco
rappresentative, che contengono condizioni economiche e normative al ribasso. Noi dobbiamo mettere in piedi un sistema di prevenzione della elusione e della mancata applicazione contrattuale”.

Da più parti si legge che l’avversione dei sindacati è dovuta al timore che di perdere il ruolo di primo piano nella contrattazione collettiva…

“Penso sia una cosa che non si può nemmeno ascoltare. Il timore che abbiamo è che si allarghi quella fascia grigia, o addirittura nera, che noi vogliamo combattere. Tanto è vero che l’ultimo testo della senatrice Catalfo prevedeva che si assumessero come minimi i minimi contrattuali, e qualora questi non raggiungessero un valore orario di 9 euro lordi comprensivi di tredicesima e tfr, avrebbero dovuto adeguarsi in un arco temporale di circa 12 mesi.” 

Il problema non è quindi la via legislativa?

“In realtà per noi la via legislativa non è fondamentale, ma di certo l’evasione contrattuale va combattuta in tutti i modi. La cosa migliore sarebbe prima di tutto difendere la contrattazione”.

A questa misura si associa anche una legge sulla rappresentanza…

“Esiste un testo unico – un accordo fatto nel 2014 con Confindustria, sottoscritto successivamente da 130-136 sindacati – che comincia a dare i suoi primi risultati. Mai come oggi abbiamo bisogno sia dei sindacati che delle organizzazioni datoriali. Se riuscissimo a mettere insieme questi due elementi senza un obbligo di legge sarebbe preferibile, ma non abbiamo una pregiudiziale. Preferiremmo una via pattizia, ma in alternativa chiediamo una legge che assuma il testo unico e i criteri lì identificati come punto di arrivo. Aggiungerei che ci dovrebbe essere un obbligo di dichiarazione da parte delle aziende degli iscritti al proprio interno”.

Ma una norma sul salario minimo avrebbe un effetto sul mercato del lavoro?

“Sicuramente sì. Se si facesse una legge sganciata dal sistema contrattuale, si condanna questo Paese alla precarietà assoluta. Questo certamente ha ripercussioni sul mercato del lavoro.”

Lo studio dell’Osservatorio Domina, parla di un aumento di circa il 91 per cento dei costi per assunzione di badanti e colf…

“Per le colf sicuramente, perché la tabella salariale è di circa 5 euro. È chiaro che se il minimo deve essere 9, i costi raddoppiano. Ma nel testo Catalfo c’era una previsione a parte per queste lavoratrici e lavoratori, proprio per evitare che ci fosse un salto così alto per tante persone. Il rischio che bisogna evitare è che venga alimentato il
lavoro nero in un settore che registra già una percentuale alta di irregolarità.”.