I social durante il lavoroIl dilemma che divide lavoratori e azienda

L'intervista all'esperta di media "Sono una fonte di informazione"

L’uso dei social media durante l’orario di lavoro è un tema controverso su cui si scontrano spesso aziende e dipendenti. I primi vorrebbero limitarli al minimo ma i lavoratori non sono d’accordo. Lumsanews ha chiesto il parere di Francesca Comunello, docente universitaria di sociologia dei media all’Università Lumsa di Roma.

 

Professoressa, usare i social sul posto di lavoro è una buona idea oppure peggiora solamente la produttività?

“Dipende dal tipo di lavoro e dal tipo di concentrazione richiesta. Dipende anche tanto dalla frequenza e dalla durata dell’utilizzo. Può essere una legittima pausa dal punto di vista legale e dal punto di vista della percezione personale oppure può essere soprattutto una fonte di distrazione se si rimane legati all’arrivo delle notifiche. Ci sono poi professioni per le quali i social media diventano anche una fonte di informazione e aggiornamento per cui in quel caso può essere legittimo usarli. Il punto è riuscire a ritagliarsi degli spazi e dei momenti in cui ci si riesca davvero a concentrare”.

 

Quali sono secondo lei i vantaggi e gli svantaggi dell’usare i social sul posto di lavoro?

“Tra i vantaggi i social rappresentano una fonte di informazioni spesso preziose e più economiche in termini cognitivi rispetto all’andare attivamente a cercare gli aggiornamenti. Se io sui social seguo persone che fanno il mio stesso lavoro e che postano a loro volta contenuti rilevanti per il mio lavoro questo può essere un modo molto pratico e rapido per accedere alle informazioni. Possono poi rappresentare una forma di pausa, di distrazione veloce che nell’arco di una giornata può essere utile.
Tra gli svantaggi quando il multitasking diventa eccessivo. Ci sono delle attività per le quali si può rimanere in modalità multitasking e altre per cui invece è necessario concentrarsi. Poi c’è tutta la questione dei post che possono essere non graditi al datore di lavoro se si riferiscono alla vita privata. C’è il rischio di danneggiare l’immagine del datore di lavoro stesso e dell’azienda per cui si lavora”.

 

Se si inibisce l’accesso ai social dai pc aziendali, i dipendenti possono comunque accedervi dai loro dispositivi mobili. La soluzione quindi quale potrebbe essere per accontentare l’azienda e anche i dipendenti che non vogliono essere privati dei social nell’orario di lavoro?

“I dipendenti dovrebbero essere valutati sui risultati che raggiungono e non solo sulla base temporale. Se raggiungo dei risultati adeguati e soddisfacenti per l’azienda, ben venga anche la foto su Instagram. Tecnicamente poi l’utilizzo dello smartphone personale non può essere né vietato né monitorato”.

Diana Sarti

Nata a Roma nel 1995, si è laureata in scienze politiche alla Luiss. Scrive soprattutto per il web, con particolare attenzione agli esteri. Appassionata di teatro e Giochi olimpici, ha scritto spesso di nuoto e atletica leggera. Viaggiatrice da sempre e poliglotta, parla cinque lingue.