Vaccini: Austria e Danimarcaguardano al "piano Israele" "Non si può contare sull'Ue"

300 milioni di dosi Moderna in arrivo Si lavora anche al passaporto vaccinale

Austria e Danimarca non vogliono più fare affidamento sull’ Unione Europa per i vaccini, proprio mentre quest’ultima acquista 300 milioni di dosi da Moderna e lavora ad un passaporto vaccinale per i suoi cittadini. Dopo la Repubblica Ceca, che ha annunciato di “voler utilizzare lo Sputnik senza l’autorizzazione dell’ agenzia europea per il farmaco (Ema)”, anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del suo viaggio in Israele, ha annunciato un cambio di passo sulla strategia vaccinale, affermando che “la sola Austria ha bisogno di 30 milioni di dosi di vaccino, quindi con Danimarca, Israele e altri “first mover” lavorerà insieme alla ricerca di opzioni di trattamento, producendo fiale di seconda generazione per ulteriori mutazioni del virus”.

La svolta, che guarda a Tel Aviv, è giunta proprio mentre la Commissione europea ha firmato un contratto con l’azienda farmaceutica Moderna per l’acquisto aggiuntivo di 150 milioni di dosi nel 2021 e un’opzione per acquistarne ulteriori 150 milioni nel 2022.

Dopo l’iniziale opposizione di Parigi e Berlino, i Ventisette hanno trovato un compromesso sul “pass verde”. Accogliendo le istanze dei paesi mediterranei che temono il turismo estivo, la presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen ha fatto sapere che arriverà una proposta entro marzo per consentire agli europei di tornare a viaggiare nel continente in vista dell’estate con un certificato vaccinale. Il pass – secondo le ipotesi in campo – sarà obbligatorio non solo se ci si dovrà spostare per turismo, ma anche per lavoro.

Andrea Persili

Classe 1990, laurea in Giurisprudenza e tante passioni: dalla politica alla letteratura, dalla storia alla filosofia. Ho fatto da relatore in seminari sul diritto di cittadinanza. Ho scritto di caporalato e mobbing. Ed alla fine ho scoperto che il giornalismo è la mia vera passione: la curiosità di indagare in territori inesplorati e di dare voce a chi non può farlo.