Verso misure più restrittivequattro regioni nel mirinosi ipotizza chiusura scuole

Azzolina: "Rischiamo disastro educativo" sotto accusa assembramenti nelle strade

Il Governo sta continuando a rincorrere il virus. Con 580 decessi nelle ultime 24 ore e la notevole pressione esercitata sugli ospedali, l’esecutivo deve capire come muoversi. La suddivisione delle regioni in zone gialle, arancioni e rosse, prevista dall’ultimo dpcm, potrebbe subire ulteriori evoluzioni. Nel mirino ci sono Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Campania, le quali starebbero andando verso un “rischio” alto, secondo quanto dichiara l’Istituto Superiore di Sanità.

Inoltre, venerdì 13 novembre il ministro Speranza dovrebbe firmare un nuovo pacchetto di ordinanze che potrebbe eliminare, di fatto, le zone gialle, trasformandole in arancioni o rosse. E dal successivo martedì 17, le disposizioni regionali potrebbero essere uniformate, estendendo la zona rossa a tutto il territorio nazionale.

La speranza, tuttavia, è di scongiurare un nuovo lockdown. Non a caso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un’intervista rilasciata a La Stampa, è stato chiaro: “Stiamo lavorando proprio per evitare la chiusura dell’intero territorio nazionale”.

Per fare questo si rivela necessario agire a livello locale, ovvero fare pressione su Regioni e Comuni, al fine di limitare gli affollamenti nelle strade, nelle piazze e nei centri commerciali. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, si stanno muovendo proprio in questa direzione, invitando sindaci e governatori ad adottare tutte le misure necessarie.

Sulla scuola però è scontro. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina si schiera decisamente contro l’ipotesi di estendere la sospensione delle lezioni in presenza anche al primo ciclo: “Rischiamo un disastro educativo, sociologico, formativo e psicologico”, ha dichiarato questa mattina a Radio Rai 1.