Voglia di Unione SovieticaDue terzi dei russi delusidalla perdita di certezze

Più uguaglianza economica e assistenza nel rammarico per lo stato socialista

Due terzi dei russi (il 66%) si rammaricano del crollo dell’Unione Sovietica. Lo sostiene un sondaggio dell’istituto demoscopico indipendente Levada. Il loro numero, stando ai dati, è cresciuto del 12% da novembre 2017. Potrebbe sembrare la solita logica, attualizzata, del “Si stava meglio quando si stava peggio”. Ma in realtà molte cose sono cambiate. E per tanti non in meglio.

La prima motivazione della nostalgia dei russi per la vecchia URSS è “L’interruzione del sistema economico integrato” (secondo il 52% degli intervistati). In effetti, caratteristica fondamentale dell’Unione Sovietica era, da una parte, garantire un livello di vita uguale per tutti, e dall’altra, per fare ciò, prendere decisioni economiche in base a una pianificazione dall’alto e a una nazionalizzazione dei servizi e delle imprese. Già dai tempi di Lenin si cominciò con la programmazione e con le politiche quinquennali: bassa qualità della vita, pochi beni in circolazione ma garantiti a tutti, allo stesso modo, senza disparità sociali.

La seconda motivazione, addotta dal 36% degli intervistati, è la nostalgia di “appartenere a una grande nazione”. La grande impresa compiuta nel respingere l’assalto, sotto la guida di Stalin, delle truppe naziste guidando l’avanzata fino a Berlino che ha consentito la vittoria della seconda guerra mondiale è rimasta a lungo nel dna dei russi. La vecchia Unione delle Repubbliche Sovietiche, anche per l’enorme estensione territoriale, assorbiva un territorio molto più grande dell’attuale Confederazione di Stati Indipendenti dove non tutte le repubbliche dell’area sono confluite nell’attuale Csi.

Percentuali del sondaggio a parte, l’effetto del libero mercato e della privatizzazione dopo quel 31 dicembre 1990, in cui venne definitivamente ammainata la bandiera rossa con falce e martello simbolo dell’Urss, si fa sentire con sempre maggiore incidenza sulle condizioni materiali di vita dei cittadini. Meno uguaglianza e più miseria, gruppi criminali che infiltrano anche l’economia legale, e nuove ricchezze dalla dubbia provenienza alimentano il senso di perdita della giustizia che porta i cittadini a rimpiangere l’Urss. In una recente pubblicazione di Thomas Piketty risulta che la Russia di Eltsin e Putin abbia raggiunto il livello di diseguaglianza sociale simile a quella che c’era prima della rivoluzione russa del 1905.

Laura Bonaiuti

Laura Bonaiuti è nata a Fiesole (Fi) nel 1992. La sua passione è il giornalismo in qualsiasi sua forma. Vuole raccontare storie su carta, online, in televisione, su youtube e potenzialmente dappertutto. Ha scritto, tra gli altri, per La Repubblica (cartaceo e online) e ha collaborato con il programma televisivo Matrix su Canale 5 a Roma, dove si è trasferita da agosto 2017. Fa parte della redazione del mensile cartaceo “The New’s Room”. Adesso è giornalista praticante presso LUMSA Master School dove studia nel biennio 2018-2020. Nel maggio 2015 ha pubblicato il romanzo “Se nessuno sa dove sei” con Edizioni Piemme e "Non c'è posto per me" nel gennaio 2020 con Giunti.