100 anni di Alberto SordiTra risate e malinconiale iniziative per ricordarlo

Una mostra nella sua casa-museo, un film e un documentario raccontano il privato

Ben 187 film in 60 anni. Impossibile dimenticare un pezzo della storia del cinema e dell’Italia, o meglio, un testimone della storia, che per più di mezzo secolo ci ha raccontato quanto siamo cambiati. Ha raccontato, attraverso l’ironia, i pregi e i difetti degli italiani, ha raccontato la sofferenza senza renderla pesante, ha fatto ridere, emozionare, commuovere, parlare, riflettere. Alberto Sordi il prossimo 15 giugno avrebbe compiuto 100 anni.

Il filone del ricordo infatti si apre con la mostra “Il centenario – Alberto Sordi 1920-2020”, dal 7 marzo all’interno della casa dove abitava, quella villa rossa a Caracalla che tutti i romani conoscono. Curata da Alessandro Nicosia con Vincenzo Mollica e Gloria Satta, offre la possibilità di conoscere, oltre l’artista e il grande uomo, le stanze private, la sua collezione d’arte, il teatro, i ricordi, le foto e le dediche di personaggi famosi. Proprio nel luogo, custodito gelosamente, dove ha vissuto “felice”, con le sue sorelle Savina e Aurelia, i suoi cani, tra tante passioni, le donne e il rimpianto di non aver avuto figli.

Il ritratto privato continuerà sugli schermi con il film “Permette? Alberto Sordi”, di Luca Manfredi, al cinema dal 24 febbraio (giorno della morte dell’attore, nel 2003) fino al 26, poi in primavera su Rai1. Alberto Sordi è interpretato da Edoardo Pesce in una pellicola che racconta la parte meno conosciuta di un uomo straordinario, quella agli inizi della carriera, la lunga storia d’amore con Andreina Pagnani, il rapporto profondo con i genitori, cominciando con l’espulsione di Sordi dall’Accademia di recitazione dei filodrammatici di Milano. Termina poi con il trionfo di “Un americano a Roma”.

A completare il ritratto dell’artista ci sarà anche il documentario “Siamo tutti Alberto Sordi?” di Fabrizio Corallo: prodotto da Dean Film e Surf Film con Istituto Luce, Sky Arte e La7, andrà in onda il 12 aprile su Sky Arte e il 10 giugno su La7. Qualche anticipazione la dà La Repubblica di oggi: “Io la tristezza la nascondo, non importa a nessuno delle mie malinconie. Dico Tutto bene, tutto bene”. Il documentario riporta anche contributi di – tra gli altri – Carlo Verdone, Marco Risi, Gigliola Scola, Paolo Mieli, Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, che ricordano particolari molto privati e significativi. Corallo dice a Repubblica: Ho inserito filmati rari. Il filo conduttore è la grandezza dell’artista e la sensibilità dell’uomo, malinconico, a disagio: non era più in sintonia con i tempi che cambiavano”.

Laura Bonaiuti

Laura Bonaiuti è nata a Fiesole (Fi) nel 1992. La sua passione è il giornalismo in qualsiasi sua forma. Vuole raccontare storie su carta, online, in televisione, su youtube e potenzialmente dappertutto. Ha scritto, tra gli altri, per La Repubblica (cartaceo e online) e ha collaborato con il programma televisivo Matrix su Canale 5 a Roma, dove si è trasferita da agosto 2017. Fa parte della redazione del mensile cartaceo “The New’s Room”. Adesso è giornalista praticante presso LUMSA Master School dove studia nel biennio 2018-2020. Nel maggio 2015 ha pubblicato il romanzo “Se nessuno sa dove sei” con Edizioni Piemme e "Non c'è posto per me" nel gennaio 2020 con Giunti.