ROMA – Se prima era solo un’ipotesi, ora abbiamo la certezza. Il nuovo invio di aiuti a Kiev, che tanto divide la maggioranza, potrebbe creare un “problema serio”. A confermarlo è il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi che, quando gli viene chiesto se un’eventuale astensione della Lega sul voto del decreto legge Ucraina creerebbe un nodo politico nell’esecutivo, risponde: “Non ci sono dubbi”.
Il dossier di Via della Scrofa
Dopo giorni di pressioni e frecciate, ma soprattutto dopo l’ultima sentenza del vicepremier Matteo Salvini sull’ormai “guerra persa” in Ucraina, Fratelli d’Italia prova a allentare le divergenze. Via della Scrofa ha inviato un dossier a tutti i parlamentari del partito mettendoli in guardia da chi “alimenta le divisioni, considerando la delicatissima fase per il futuro dell’Ucraina e dell’Europa”. La Lega di Salvini non viene mai menzionata, ma è la formazione che, in questi giorni, ha insistito sempre più sullo stop all’invio di aiuti a Kiev, per favorire la sanità italiana. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il suo vicepremier si sono sentiti nelle scorse ore, senza trovare un vero punto d’incontro.
La tensione sull’invio di forniture militari all’Ucraina. La Lega insiste: “‘Aspettiamo la trattativa”
Il nuovo invio di forniture militari non convince proprio il Carroccio, che chiede almeno di non procedere con il nuovo decreto armi, che assicurerebbe gli aiuti a Zelensky anche per il 2026. Il capogruppo al Senato Romeo ha chiesto di cambiare il testo: “Sarebbe bene attendere l’evoluzione delle trattative in corso così da definire un provvedimento coerente con il percorso diplomatico intrapreso”. Sulla stessa linea il vicesegretario Roberto Vannacci: “Dobbiamo aspettare di avere una situazione più chiara, che succederà tra qualche mese? Rischiamo di approvare un decreto che poi decade perché la situazione è cambiata”. Commenti che imbarazzano il partito meloniano. Da qui, l’ammonimento anonimo agli alleati.
Conte: “Fallimento del governo e dell’Europa, lasciamo che Trump conduca i negoziati”
A creare frizioni nel campo largo ci pensa invece l’ex premier Giuseppe Conte, con un ragionamento ben definito: “Il governo italiano, insieme ai governi europei, ha fallito puntando sulla scommessa militare dell vittoria all’Ucraina sulla Russia”. Un azzardo “a colpi di invii di armi e spese militari”. Per Conte “l’Europa è completamente disorientata”. Sarebbe meglio, quindi, “lasciare che a condurre il negoziato agli Stati Uniti”. La segretaria dem Elly Schlein preferisce non intervenire, ma il leader del M5S viene inondato da una pioggia di critiche. Tra i primi a reagire c’è il segretario di +Europa Riccardo Magi che traccia le dichiarazioni di Conte come “inaccettabili e irresponsabili”. Ironico il deputato Pd Giorgio Gori: “Ma sì, lasciamo che sia Trump a condurre il negoziato e noi stiamone fuori!”. Mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi lancia un monito: “La sfida non è attaccare Trump ma cambiare Bruxelles fino in fondo”.
Calenda: “Conte-Salvini era una coppia naturale”
Le posizioni di fatto allineate dei due ex sodali Conte e Salvini che allarmano gli alleati del campo largo. “Erano semplicemente una coppia naturale”, ha commentato il leader di Azione Carlo Calenda. E come se non bastasse, ci pensa l’ex premier, ricordando i tempi del governo con il leader del Carroccio, ad alimentare questa rinnovata compatibilità, affermando di riconoscere a Salvini “una grande abilità comunicativa”.
La nuova strategia di The Donald: “Allontanare l’Italia dall’Europa”
Intanto, un’altra questione sta agitando lo scenario internazionale. C’è anche l’Italia tra i Paesi su cui, secondo il sito Defense One, l’amministrazione Trump starebbe puntando nella sua nuova dottrina. In una versione estesa del National Security Strategy 2025, in circolazione prima della pubblicazione della versione ufficiale, comparirebbe un obiettivo che interessa, e non poco, il Vecchio Continente. Usare Italia, Austria, Ungheria e Polonia come strumenti per scardinare l’Unione Europea.


