Il Tevere ha un ruolo fondante per la città di Roma. A raccontare a Lumsanews l’importanza del fiume è Lucia Prandi, divulgatrice archeologica e fondatrice dell’associazione culturale Roma Sparita.
Quale è l’importanza storica del Tevere per i romani?
“Roma nasce sui colli affacciati sul Tevere. La città non esisterebbe se non ci fosse stato il fiume, la pianura e l’isola Tiberina. Il Tevere è il genius loci, la conditio sine qua non. Almeno fino al XIX secolo, prima dei muraglioni, il fiume è stato linea di confine, baluardo di difesa, indispensabile via di comunicazione e trasporto di persone e merci. Il luogo dove giungeva ciò che arrivava dal bacino del Mediterraneo.
Fino all’invenzione dei vaporetti, cioè fino all’Ottocento, era più semplice il trasporto via acqua che non via terra sulle strade sconnesse della Penisola italica, per cui il fiume era navigabile fino in Umbria. Il Tevere è stato anche fonte di vita, dato che Roma ha avuto gli acquedotti solo dal IV secolo a.C. Tutti questi fattori fanno del Tevere la causa stessa dell’esistenza e della sopravvivenza di una città che, nata come agglomerato di capanne sul Palatino, arriva ad avere con Augusto un milione di abitanti”.
In che modo è cambiato il rapporto tra fiume e cittadini?
“Il rapporto con il fiume è iniziato a cambiare con l’avvento delle barche a vapore, poi con il miglioramento della viabilità terrestre. Il legame con la città è cambiato completamente dopo la presa di Roma. L’alluvione disastrosa del 28 dicembre 1870 fu l’occasione per il re Vittorio Emanuele II di arrivare in città. Ed è proprio il sovrano a comprendere che Roma, per diventare capitale, deve risolvere il problema delle esondazioni. Il progetto ingegneristico per irreggimentare il fiume prevede di realizzare enormi muraglioni equidistanti 100 metri.
Con questi imponenti argini in muratura costruiti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento per proteggere la città dalle alluvioni, il fiume diventa quasi invisibile ai cittadini. Per Roma il Tevere non è più un pericolo, però si perde il contatto quotidiano con i porticcioli, le banchine, i mulini che con la corrente macinavano la farina per produrre il grano. Parallelamente nascono in quegli anni le prime società sportive, come il circolo canottieri Tevere-Remo e quello Aniene, che cercano di mantenere il rapporto con il fiume attraverso lo sport. Nel Tevere i bambini imparano a nuotare. Una situazione che dura fino agli anni Sessanta. Nel dopoguerra Roma si espande oltre le mura in maniera irregolare, con abitazioni e industrie che scaricano i liquami nel fiume”.
Potrebbe tornare ad avere l’importanza che aveva nel passato?
“Il Tevere può tornare a riconquistarsi il ruolo di protagonista nella vita quotidiana di Roma, ma la contiguità che c’era fino alla fine dell’Ottocento non potrà più tornare. Ad esempio è impossibile che il fiume torni ad essere navigabile, considerando che per far meglio funzionare la regimentazione del Tevere sono state aggiunte dighe e cascatelle che impediscono di risalire il corso del fiume”.
Le esondazioni potrebbero rappresentare oggi un problema?
“C’è più un problema dovuto al giornalismo un po’ troppo urlato sui social. La cosiddetta piena dei giorni scorsi in realtà è qualcosa di abituale. I muraglioni sono stati fatti proprio per dare respiro al fiume ed è previsto che le banchine si coprano. Nei primi giorni di gennaio sui social si leggeva “allerta Tevere”, ma il livello del fiume era a 7 metri all’idrometro di Ripetta. L’esondazione in città si ha solo con 15 metri ed è dagli anni Trenta che il fiume non raggiunge quel livello. Dentro la città non costituisce più un pericolo: può avvenire solamente alla foce a Fiumicino”.


