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Groenlandia, Trump tira dritto e posta una foto della conquista dell’isola

di Alessio Garzina20 Gennaio 2026
20 Gennaio 2026

Il messaggio privato di Emmanuel Macron a Donald Trump e il fotomontaggio sulla Groenlandia diffuso dal presidente Usa

WASHINGTON – La Groenlandia rimane al centro dello scontro geopolitico, con il presidente americano Donald Trump che insiste sulla necessità di un controllo statunitense dell’isola artica, definita “fondamentale per la sicurezza nazionale e globale”. Il Capo della Casa Bianca rilancia e alza i toni pubblicando sul suo social Truth un fotomontaggio che raffigura l’espansione degli Stati Uniti verso Nord. A corredo, il presidente americano ha diffuso anche uno screenshot di un messaggio privato ricevuto dal capo dell’Eliseo Emmanuel Macron. Nel testo, il leader francese sottolinea la sintonia con Washington su dossier come Siria e Iran, ma ammette di “non comprendere” la linea seguita sulla Groenlandia. Un messaggio che Parigi ha confermato come autentico, precisando tuttavia che si trattava di una comunicazione riservata.

Trump minimizza le possibili reazioni europee che, a parer suo, “non opporranno troppa resistenza” al progetto americano. Il presidente Usa conferma di non voler fare retromarcia sull’idea di un controllo statunitense sull’isola artica: “Non si può tornare indietro, su questo tutti sono d’accordo”.

G7 a Parigi o vertice a Davos: il doppio binario diplomatico

Nel messaggio reso pubblico, Macron propone di organizzare un G7 a Parigi a margine del Forum di Davos, aprendo anche alla presenza di attori esterni come Russia, Ucraina e Danimarca per affrontare le principali crisi aperte, inclusa quella groenlandese. Trump, però, guarda direttamente alla Svizzera. Il presidente americano ha infatti annunciato incontri tra le parti durante il World Economic Forum, spiegando di aver avuto una “ottima telefonata” con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. “Sarà una Davos molto interessante”, ha commentato Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One.

Le reazioni europee

Da Parigi arrivano parole dure. L’Eliseo definisce “inaccettabili e inefficaci” le minacce di nuovi dazi statunitensi contro i Paesi europei che si dicono favorevoli a un coinvolgimento militare in Groenlandia. L’Unione europea fatica però a trovare una linea comune. Francia e Germania spingono per una risposta compatta e credibile alle pressioni di Washington, ritenendo necessario dimostrare che le minacce non possono tradursi automaticamente in atti concreti. Altri Stati membri, invece, invitano alla prudenza, ricordando il peso strategico della relazione transatlantica e il rischio di un’escalation commerciale che finirebbe per danneggiare entrambe le sponde dell’Atlantico.

A cercare una sintesi e la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen che da Davos ha annunciato un’iniziativa specifica per la regione artica: “Stiamo lavorando a un pacchetto di misure per la sicurezza dell’Artico. Il primo principio è la piena solidarietà con la Groenlandia e la Danimarca: la sovranità e l’integrità del loro territorio non sono negoziabili”.
Von der Leyen ha inoltre parlato di un “un massiccio piano di investimenti europei in Groenlandia”, chiarendo che l’obiettivo non è lo scontro con gli Stati Uniti ma una collaborazione strutturata: “Collaboreremo con gli Usa e con tutti i partner sulla sicurezza più ampia dell’Artico”.

La posizione di Mosca. Lavrov: “Vince la legge del più forte”

Nel dibattito si inserisce anche Mosca. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha denunciato relazioni internazionali sempre più dominate dalla “legge del più forte”, citando esplicitamente i casi di Groenlandia, Iran e Venezuela. “La Russia difenderà i propri interessi senza violare quelli altrui”, ha dichiarato, invocando un equilibrio fondato su “eguaglianza e rispetto reciproco”.

Lavrov ha poi lanciato un messaggio all’Europa e all’Italia, affermando che “chi vuole parlare seriamente con noi, ci chiami”. Un segnale che conferma come la partita sulla Groenlandia rischi di allargarsi ben oltre l’Artico, diventando l’ennesimo banco di prova dei nuovi equilibri globali.

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