ROMA – Dagli account falsi sui social, ai bot usati per i videogame, fino ai profili fittizi sulle app di incontri per frodare altri utenti, diventa sempre più difficile distinguere le persone reali dai bot. Così Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha creato “World”, un progetto pensato per arginare il problema. A tre anni dalla sua creazione arriva finalmente anche in Italia, con uno spazio fisico in via del Tritone, a Roma.
Si tratta di un’infrastruttura globale pensata per aiutare gli utenti a dimostrare la propria unicità e umanità online. Nella pratica una grande sfera argentata – chiamata Orb – scansiona la nostra iride e restituisce un World ID, abbinato a un’app. Così viene generata un’identità digitale che prova che siamo umani e non bot. Inoltre, permette di accedere a esperienze online più sicure in molteplici ambiti: il ticketing, i servizi finanziari, le piattaforme di dating e gaming e i sistemi per verificare l’età.
Previsti anche incentivi, emessi il secondo e il quarto mese dall’iscrizione, per convincere i cittadini a unirsi alla rete. Si chiamano “crediti di beneficio” e possono essere sconti o accessi gratuiti a altri servizi come Netflix o Deliveroo.
La sfida al monopolio
L’idea di Altman è il primo sistema globale in cui un’entità privata si fa carico di verificare l’umanità delle persone, sfidando così il monopolio statale che fino a ora usava sistemi basati sul documento d’identità o altri riconosciuti dallo Stato come lo Spid per verificare l’essere umano.
Il nodo privacy
Nonostante le aziende abbiano risposto in maniera positiva alla proposta, restano dubbi sulla questione privacy. Ma il ceo di OpenAI rassicura che “Orb non conserva alcuna copia delle foto scattate e non chiede ulteriori dati”. E anche l’ID con cui si accede ai vari siti è ogni volta diverso, proprio per non permettere alle piattaforme di incrociare le informazioni.


