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HomeEsteri Groenlandia, Lugato: “Rivalità tra Stati non autorizza l’uso della forza”

“Fase critica per il diritto
Frenare la competizione
no a restrizioni arbitrarie”

La professoressa Lugato a Lumsanews

"Nuovo trattato artico conviene a tutti"

di Tommaso Di Caprio28 Gennaio 2026
28 Gennaio 2026

Monica Lugato, ordinaria di Diritto internazionale all'Università Lumsa di Roma | Foto Greta Giglio

“Secondo il diritto internazionale l’uso della forza tra Stati dovrebbe essere fermato dal sistema di sicurezza collettiva dell’ONU. Ma nella fase attuale, segnata dai veti incrociati delle grandi potenze, questo meccanismo è spesso paralizzato”. Non usa giri di parole la professoressa Monica Lugato, ordinaria di Diritto internazionale all’Università Lumsa di Roma, per descrivere le difficoltà del diritto internazionale nell’affrontare la nuova crisi scoppiata nell’Artico dopo le minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pronto a usare mezzi coercitivi per trasformare la Groenlandia nel 51° Stato americano.

Come funziona la “governance” dell’Artico?

“Il governo dell’Artico è fondato sul diritto internazionale del mare e sugli accordi di delimitazione conclusi fra i cinque Stati che vi si affacciano: Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e Stati Uniti. Va ricordata anche l’Alta autorità dei fondi marini che è l’organismo deputato a garantire che lo sfruttamento dell’Area (ossia del suolo e sottosuolo del mare internazionale), avvenga nell’interesse comune dell’umanità“.

Questo quadro giuridico come si traduce con l’apertura delle rotte artiche e l’aumento della presenza militare nella regione? 

“Oggi il diritto del mare garantisce la libertà di navigazione e di sorvolo in Artico, così come la posa di cavi e condotte, nell’alto mare e anche nelle Zone economiche esclusive, nel rispetto dei diritti degli Stati costieri. Solo in casi eccezionali, disciplinati dalle norme applicabili, è consentito a navi militari di interferire con la navigazione altrui. Ciò non esclude che ci sia competizione: ma nelle aree rette dal principio di libertà la competizione non può spingersi fino a comprimere arbitrariamente la pari libertà altrui”.

Se uno Stato non rispetta il diritto internazionale, cosa rischia davvero?

“Ad oggi il diritto internazionale del mare è sostanzialmente rispettato dai cinque Stati artici. Eventuali violazioni non restano senza conseguenze: chi infrange le regole risponde sul piano della responsabilità internazionale, secondo le norme consolidate che disciplinano gli illeciti tra Stati.”

Se le tensioni sulla Groenlandia dovessero degenerare in uno scontro tra Stati, quali meccanismi del diritto internazionale entrerebbero in gioco per evitare un’escalation? 

“Secondo il diritto internazionale l’uso della forza tra Stati dovrebbe essere fermato dal sistema di sicurezza collettiva dell’ONU. Ma nella fase attuale, segnata dai veti incrociati delle grandi potenze, questo meccanismo è spesso paralizzato. Il risultato è che le crisi rischiano di essere gestite unilateralmente dagli Stati coinvolti, con reazioni militari a catena e un progressivo indebolimento delle regole comuni. Ricordo che, a fronte della violazione grave del divieto dell’uso della forza da parte di uno Stato, tutti gli Stati hanno l’obbligo di cooperare per far cessare la violazione e di non cooperare alla sua continuazione”.

La Groenlandia non è l’unica isola ad essere contesa nell’Artico. Tra le aree calde c’è anche l’arcipelago delle Svalbard. Dal punto di vista giuridico, cosa distingue questi due casi e perché la presenza russa sulle isole norvegesi è un tema sensibile?

“La presenza russa nelle Svalbard è legittimata da un trattato, lo Svalbard Treaty, concluso nel 1920, il quale riconosce la sovranità della Norvegia sulle isole ma ammette che tutti i contraenti del trattato – tra cui oggi la Russia – possano svolgervi attività commerciali e ricerca scientifica. Circa le attività militari, mi pare che ci siano accuse reciproche tra Norvegia e Russia, di violazione del Trattato sullo Svalbard in relazione al divieto di attività militari sull’arcipelago che esso sancisce. Quanto alla Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, non mi risulta che esista un trattato analogo, e quindi le attività di altri Stati su quel territorio richiedono il consenso del Regno di Danimarca”.

Con l’attuale situazione è realistico pensare a un nuovo accordo internazionale sull’Artico? 

“Certamente: è interesse degli Stati coinvolti regolare mediante accordo i rispettivi interessi, e fino ad ora i cinque Stati si sono impegnati in negoziati condotti in buona fede al fine di risolvere le complesse questioni tecniche oltre che giuridiche, che consentano poi la conclusione degli accordi, probabilmente più accordi separati piuttosto che un solo accordo. Esistono già  intese settoriali, come quella sulla pesca nell’Artico centrale del 2018″.

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