ROMA – Roberto Vannacci sfida il leader della Lega Matteo Salvini. E la battaglia tra i due inizia proprio sull’emendamento per stop immediato all’invio di armi a Kiev, proposto da due deputati del Carroccio molto vicini al generale: Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Il decreto sarà discusso in Aula alla Camera.
I malumori della Lega sugli aiuti militari all’Ucraina
“Condivido l’emendamento” ha dichiarato Vannacci dopo lo strappo con Salvini. Un vero e proprio colpo al fianco debole del Carroccio, cioè il sostegno a Kiev e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sono noti da tempo, infatti, i malumori covati nella Lega. Il 15 gennaio scorso proprio i deputati Ziello e Sasso avevano votato contro la risoluzione di maggioranza per il supporto a Kiev. Il nodo era quello degli “aiuti militari”, terminologia eliminata dal testo della stessa risoluzione ma mantenuta nelle premesse. Alcuni big leghisti, però, liquidano le parole di Vannacci come mera provocazione e assicurano che la linea del partito sull’Ucraina non cambierà, tenendo conto dell’attuale situazione del conflitto e dei negoziati in corso ad Abu Dhabi negli Emirati.
Fedriga attacca il generale: “Un tradimento organizzato”
Fanno discutere, intanto, nel Carroccio le dichiarazioni di Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ed esponente della Lega. Sull’addio di Vannacci al partito si è espresso così: “Vado in giro con delle bottiglie di Ribolla gialla spumantizzata. Battute a parte, devo dire che certe posizioni oggettivamente non le condividevo e quindi ora sto meglio”. Quello del generale, ha chiarito Fedriga, è stato “un tradimento organizzato”.
La questione del simbolo di Futura Nazionale
Vannacci, nel frattempo, deve affrontare anche la spinosa questione del logo del suo nuovo partito Futura Nazionale, che per il momento non sarebbe utilizzabile. A detenere il simbolo – fa sapere il quotidiano La Repubblica – è la moglie di un ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle delle Marche, oggi deceduto, il quale lo aveva registrato nel 2011. In sostanza, ci dovrebbe essere un accordo economico tra le parti per l’uso del nome. Ma sul punto il generale non molla: “Se non c’è nulla di vietato e diverso, continueremo a usare il simbolo”.


