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HomeCronaca Pusher ucciso a Rogoredo, fermato il poliziotto che ha sparato. Sull’arma solo il suo dna

Pusher ucciso a Rogoredo
Fermato l'agente Cinturrino
Sulla pistola solo il suo dna

"C'è il rischio che uccida ancora"

Pm: "Quadro criminale allaramente"

di Alessio Sebastiano Corsaro23 Febbraio 2026
23 Febbraio 2026

Carmelo Cinturrino, l'agente della Polizia di Stato arrestato per omicidio, in ambulanza la sera del uccisione di Abderrahim Mansouri - Ansa/Andrea Fasani

MILANO – La svolta è arrivata prima del previsto. Carmelo Cinturrino, assistente capo di Polizia “gravemente indiziato” dell’omicidio volontario del 28enne marocchino Abderrahim Mansouri a Rogoredo, è stato fermato questa mattina dalle forze dell’ordine, nel Commissariato di via Mecenate, a Milano. A inchiodare Cinturrino, come spiegato in conferenza stampa dal pm titolare delle indagini, Giovanni Tarzia, è stata la presenza del dna dell’agente di Polizia sulla riproduzione della pistola trovata accanto al corpo di Mansouri. Sull’arma, invece, nessuna traccia del codice genetico dello stesso pusher. 

Un testimone: “Cinturrino ha colpito la vittima mentre scappava”

Inoltre, stando alle confessioni di un testimone oculare presente durante l’omicidio di Mansouri, la vittima “non sarebbe stata armata”. In mano, avrebbe avuto “un telefono e, nell’altra, una pietra”. Ad aggravare ulteriormente il quadro dietro la morte del 28enne, inoltre, Cinturrino “non avrebbe intimato l’alt”, né si sarebbe qualificato prima di colpire il pusher “mentre stava per scappare”, provocandone una caduta frontale. Subito dopo, secondo gli approfindimenti investigastivi, l’assistente capo avrebbe intimato a un collega di prendere uno zaino in commissariato, dove si trovava la replica a salve della presunta pistola maneggiata da Mansouri, per appoggiarla sul luogo del delitto.

Rogoredo
Il punto del boschetto di Rogoredo dove Cinturrino ha ucciso Abderrahim Mansouri | Foto Ansa

Per la Procura c’era il rischio che l’agente potesse uccidere ancora

Una versione che trova diverse conferme, come si legge nel decreto di fermo a carico del poliziotto. Ma non solo. A guidare la richiesta di custodia della Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, sono stati anche i forti rischi di reiterazione del reato, dunque la concreta possibilità che Cinturrino possa uccidere ancora, oltre al fatto che potrebbe inquinare probatorio e al pericolo di fuga, vista la disponibilità di alloggi emersa in seguito alle indagini. Oltre al fermo del poliziotto, gli uomini della Mobile di Milano hanno perquisito la casa della compagna 42enne in zona Corvetto. La donna è portinaia in un palazzo dove alcuni spacciatori avrebbero smerciato droga indisturbati, in cambio del pizzo che sarebbe stato pagato all’assistente capo. 

Piantedosi: “Sul caso Rogoredo nessuno scudo immunitario”

All’interno del decreto di fermo, inoltre, da almeno quattro testimonianze e dagli interrogatori di altri tre agenti indagati, emerge “un quadro allarmante dei metodi di intervento” usati da Cinturrino “durante le operazioni nei boschi di Rogoredo”, oltre alla conferma di “una pregressa conoscenza tra lui e Abderrahim Mansouri”. Un quadro che restituisce “le potenzialità criminali” del poliziotto fermato, che, secondo uno degli altri agenti invischiati, “non era più interessato a Mansouri rispetto ad altri spacciatori”.

Rogoredo
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi | Foto Ansa

Sugli sviluppi della vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha ringraziato la Questura di Milano “per aver fatto chiarezza su quanto accaduto a Rogoredo”, ricordando di aver promesso che “la vicenda sarebbe stata affrontata senza scudi immunitari per nessuno”, perché “le nostre forze di Polizia sanno fare giustizia anche al proprio interno”. A margine di una visita al Villaggio olimpico, anche il vicepremier Matteo Salvini ha commentato le svolte sul caso, affermando che “se qualcuno in divisa sbaglia, paga anche di più”.

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