TEHERAN – Il seme delle proteste iraniane, sepolto nel sangue dai pasdaran, sta germogliando di nuovo e gli ayatollah mettono le mani avanti. Rispetto alle manifestazioni degli studenti universitari, riprese sabato 21 febbraio, il governo di Teheran ha assicurato il diritto di protestare, ma ha minacciato il movimento intimando di “non oltrepassare le linee rosse”.
Gli ayatollah intimano di non toccare i luoghi sacri
“Naturalmente hanno il diritto di manifestare”, ha affermato la portavoce dei mullah Fatemeh Mohajerani. È stata lei ad evocare la metafora delle linee rosse, “da proteggere e da non oltrepassare, nemmeno nel vivo della rabbia”. Gli esempi portati da Mohajerani sono “i luoghi sacri e la bandiera”, simboli della Repubblica Islamica nata nel 1979 e che nell’ondata di proteste, a cavallo tra dicembre e gennaio, erano stati presi di mira.
Continuano le proteste degli universitari
Tra le minacce del regime, sorge l’alba del quarto giorno di proteste e studenti sfilano tra le strade di Teheran, Isfahan, Amir Kabir e Mashhad. Gli slogan che si diffondono a macchia d’olio tra i manifestanti recitano: “Morte al dittatore” e “Questa non è l’ultima battaglia, Pahlavi sta tornando”. In uno dei video che circolano sui social, si vede un gruppo superare una di quelle linee rosse poste dagli ayatollah. Gli studenti bruciano la bandiera della repubblica islamica. Per ora, la violenza dei Guardiani della Rivoluzione viene tenuta a freno dalle minacce americane ma in diverse università, secondo Iran International, le forze paramilitari Basij “hanno attaccato gli studenti”.


