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La morte di Domenico, parlano i tre infermieri: “Cuore scongelato con acqua”

di Iris Venuto26 Febbraio 2026
26 Febbraio 2026

L'ospedale Vincenzo Monaldi | Foto Ansa

NAPOLI – “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”. Sono stati tentativi disperati quelli messi in atto dagli operatori sanitari dell’ospedale Monaldi per recuperare l’organo congelato da trapiantare nel piccolo Domenico. I tre infermieri presenti in sala operatoria hanno ripercorso davanti ai pm la corsa contro il tempo nel pomeriggio del 23 dicembre scorso, all’arrivo del cuore da Bolzano.

Tentativi estremi e la scelta di procedere comunque

Secondo le testimonianze, dopo aver estratto il cestello, gli operatori avrebbero trovato al suo interno il cuore incastonato in un blocco di ghiaccio. Da qui i tentativi di scongelarlo, fino alla decisione finale del cardiochirurgo Guido Oppido di procedere comunque con il trapianto. Una scelta che, secondo il medico, era inevitabile “per assenza di alternative”, ma che ha portato alla morte del bambino dopo due mesi di calvario, trascorsi attaccato a un macchinario.  

Dal racconto emergerebbero anche momenti di forte tensione nel corso di una riunione particolarmente accesa, avvenuta lo scorso 10 febbraio, a cui avrebbe partecipato anche il cardiochirurgo. Secondo le testimonianze, le polemiche si sarebbero concentrate sulla tempistica dell’espianto del cuore. Durante l’incontro Oppido avrebbe persino sferrato un calcio contro un termosifone.

Intanto, prosegue all’ospedale di Bolzano il lavoro degli ispettori del Ministero con i carabinieri del Nas per raccogliere nuovi elementi sulle fasi dell’espianto che avrebbero causato il fallimento del trapianto. 

Le parole del padre di Domenico

Sulla vicenda si è espresso per la prima volta il papà del piccolo Domenico, Antonio Caliendo, intervistato dal Corriere della Sera. “Il 23 dicembre i medici non hanno avuto il coraggio di dirci la verità. Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti”, ha detto. Un silenzio che lasciava presagire il peggio. “Era finita ma noi ancora non lo sapevamo. Quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ho avuto un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando mio figlio se n’è andato”, ha aggiunto Caliendo.

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