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HomeSport Il russo Abramovich contro il governo Uk: “I 2,3 miliardi del Chelsea sono miei”

Lettera di diffida al governo
"Per confiscare quei soldi
devono passare per vie legali"

Il nodo della destinazione dei fondi

Londra: "Consegni il denaro o agiremo"

di Roberto Abela10 Marzo 2026
10 Marzo 2026
Abramovich diffida Londra

Il magnate russo Roman Abramovich, ex proprietario del club inglese Chelsea F.C.

LONDRA – Di chi sono gli oltre 2 miliardi di sterline ricavati dalla vendita del Chelsea del 2022? I legali di Roman Abramovich non hanno dubbi: “Appartengono interamente a lui e qualsiasi tentativo di confiscarli da parte del governo britannico sarà contestato in tribunale”. Questa la posizione espressa dagli avvocati dell’oligarca russo in una lettera inviata alle autorità di Londra, mentre resta aperto il contenzioso sulla destinazione dei fondi derivanti dalla cessione del club, avvenuta quasi quattro anni fa.

Dalle sanzioni per la guerra in Ucraina alla confisca

Il governo britannico aveva sanzionato Abramovich nell’ambito della stretta sugli oligarchi russi dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, provocando nel 2022 una vendita accelerata del club di Premier League. Dopo 20 anni di proprietà del magnate russo, i Blues sono passati nelle mani di un consorzio guidato dall’imprenditore statunitense Todd Boehly. Da quell’operazione erano arrivati i 2,5 miliardi di sterline al centro della contesa.

La disputa sul destino dell’incasso

La somma, cui vanno aggiunti circa 150 milioni di sterline di interessi maturati, è ancora congelata sul conto della società Fordstam Ltd, controllata interamente da Abramovich. Il nodo principale al centro del contenzioso tra il governo britannico e l’ex proprietario del club è quello dell’utilizzo del denaro: per Londra dovrebbe essere destinato esclusivamente alle vittime della guerra in Ucraina, mentre Abramovich vorrebbe devolvere i fondi a iniziative umanitarie a beneficio di tutte le vittime del conflitto.

Le minacce reciproche di azioni legali

Sulla questione, l’esecutivo guidato da Starmer aveva già fissato a dicembre una scadenza importante. Il 17 marzo sarà l’ultima data utile per raggiungere un accordo sulla creazione di una fondazione destinata a gestire i fondi per l’Ucraina. In caso di mancato accordo, il governo inglese potrebbe avviare un’azione legale per sbloccarli. Nella missiva inviata ieri, la difesa di Abramovich replica che, se Londra ritiene di avere basi giuridiche per confiscare la somma, dovrà procedere formalmente in tribunale. Sempre ieri, la ministra dell’Interno britannica Yvette Cooper ha risposto ancora, avvertendo Abramovich di “fare la cosa giusta” e che “se non lo farà agiremo”.

L’indagine che rischia di allungare i tempi

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce anche un’indagine attualmente in corso nell’isola britannica di Jersey. Al centro, la provenienza di parte dei fondi dell’imprenditore. Abramovich, nei suoi 20 anni di proprietà del Chelsea, ha prestato circa 1,6 miliardi alla squadra attraverso una società di comodo – la Camberley International Investment Limited – guidata dal suo ex socio in affari, Eugene Tenenbaum. Tenenbaum è stato anche lui colpito dalle sanzioni dopo l’invasione russa in Ucraina, mentre alla società di comodo il governo dell’isola ha congelato oltre 6 miliardi di euro.

Una circostanza che rende ancora più incerta la tempistica per l’eventuale utilizzo delle risorse.

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