ROMA – Meno episodi, ma più vittime. È il paradosso che emerge dai nuovi dati sulla violenza in corsia. Nel 2025, le aggressioni contro medici e infermieri sono state circa 18.000, coinvolgendo però oltre 23.300 professionisti.
Calano le segnalazioni rispetto al 2024
Il monitoraggio del Ministero della Salute, diffuso in occasione della Giornata nazionale di prevenzione, conferma una stabilità del fenomeno che resta però su livelli drammatici rispetto all’anno precedente. Il dossier mostra, inoltre, un numero stabile di segnalazioni, in leggero calo rispetto al 2024 (18.392) e un aumento del numero totale di aggrediti, da 22.000 del 2024 a oltre 23.000 del 2025.
Schillaci: “La sicurezza dei sanitari è una priorità”
Per il ministro della Salute Salvatore Schillaci, “la sicurezza di chi si prende cura della nostra salute è una priorità assoluta”. “Le aggressioni contro gli operatori sanitari sono un fenomeno inaccettabile e per questo siamo intervenuti con fermezza – ha aggiunto Schillaci – Abbiamo inasprito le pene per gli aggressori, fino all’arresto in flagranza differita, e lavoriamo costantemente per rafforzare le misure di prevenzione della violenza contro il personale e la sicurezza nelle strutture sanitarie. Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non è solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure”.
Gli infermieri sono i più colpiti dalle violenze
Secondo il rapporto, gli aggressori sono soprattutto i pazienti, seguiti da familiari/caregiver. Si conferma, inoltre, come nel 2024, una netta prevalenza di aggressioni verbali (69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%). Emerge poi un altro dato importante: le donne sono maggiormente colpite, con una percentuale che supera il 60% nella maggior parte delle regioni. Gli episodi di violenza, fisica o verbale, riguardano principalmente il personale infermieristico, seguito da medici e operatori socio-sanitari. Il 12% delle segnalazioni, poi, riguarda altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori, ecc. (9%).
Le aggressioni avvengono soprattutto nei pronto soccorso, nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura e nelle aree di degenza. Rispetto all’anno scorso restano stabili le segnalazioni negli istituti penitenziari con 433 casi rispetto ai 428 del 2024.


