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Crisi gas e petrolio, l’Italia verso strategia anti rincari. Salvini incontra i petrolieri

di Greta Giglio18 Marzo 2026
18 Marzo 2026

Un pumpjack che estrae petrolio greggio dai pozzi | Foto Freepik

ROMA – Il mercato europeo è in allerta. L’attenzione è puntata sulla guerra in Medio Oriente e sull’accordo tra Iraq e Turchia per l’export di greggio iracheno. Un patto che ha fatto calare il prezzo del petrolio, ma la situazione rimane incerta a causa del blocco dello stretto di Hormuz. L’Italia cerca una strategia per contenere il rincaro di gas e greggio: il ministro della Difesa Guido Crosetto esclude la necessità di parlare con il presidente russo Vladimir Putin, mentre il titolare dei Trasporti Matteo Salvini convoca le compagnie petrolifere. 

Verso il colloquio tra governo e società petrolifere

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini convoca a Milano i vertici delle società petrolifere. La riunione è fissata per il pomeriggio di oggi 18 marzo. La linea del ministro punta a evitare speculazioni: “La guerra in Iran non può essere una stangata per famiglie e imprese. Conto di uscire dalla riunione con impegni da parte di chi sta facendo extraprofitti”. Tra le opzioni sul tavolo il taglio delle accise, il blocco del prezzo o un contenimento degli aumenti. Ma, qualora non fosse possibile fermare i prezzi del combustibile, Salvini prevede anche di chiedere un “congruo intervento economico da parte dei petrolieri”. 

Crosetto: “No al dialogo con Putin, sarebbe inutile”

“Il problema è il prezzo del petrolio, non dove trovarlo”. È chiara la posizione del ministro Guido Crosetto, che non vede alcuna necessità di rivolgersi alla Russia di Vladimir Putin per affrontare la crisi del greggio. Secondo il ministro, il Cremlino lo venderebbe allo stesso prezzo a cui viene acquistato da altri. Altri fronti cui rivolgersi sono i canali con Venezuela, Africa, Indonesia, anche perché “i Paesi europei sono i meno colpiti dalla chiusura di Hormuz. – ha dichiarato Crosetto – Il petrolio che arriva da lì è circa il 5% del nostro fabbisogno”. Il problema principale, specifica, è il gas liquido che, per il 20%, arriva dal Qatar. Ma resta da escludersi qualsiasi intervento italiano: “Mandare navi potrebbe essere interpretato come partecipazione alla guerra e non ad un corridoio di pace. Per agire in totale sicurezza è necessaria una missione Onu”.

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