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HomePolitica Governo, ultimatum di Meloni a Santanchè. Mozione di sfiducia dalle opposizioni

Il repulisti della premier
saltano Delmastro e Bartolozzi
Meloni: “Via anche Santanché”

La ministra resiste e va in ufficio

Mozione di sfiducia delle opposizioni

di Antonio Fera25 Marzo 2026
25 Marzo 2026

La ministra del Turismo Daniela Santanchè arriva alla sede del Ministero per il Turismo a Roma, 25 marzo 2026 | Foto Ansa

ROMA –  Saltano teste nel governo. Il repulisti post-referendum voluto da Palazzo Chigi, dopo aver colpito Via Arenula, si estende ora verso Via di Villa Ada. Le vittime – tutte accomunate dal coinvolgimento in controverse inchieste giudiziarie – potrebbero diventare tre: alle dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi potrebbe aggiungersi a breve l’uscita di scena di Daniela Santanchè. La premier ha chiesto, con una nota, il passo indietro della titolare del Turismo. Ma la ministra, almeno per ora, non arretra e si presenta al dicastero con un’agenda fitta di appuntamenti. Intanto, alla Camera è stata depositata una mozione di sfiducia sottoscritta da tutte le forze di opposizione.

Agenda piena per Santanchè, mattinata al ministero tra incontri e tensioni

La giornata di lavoro di Santanchè al ministero del Turismo inizia alle 10.05, accompagnata dalla scorta. Scendeva dall’auto blu in tailleur beige e occhiali da sole: è al telefono ma rivolge un cenno di saluto ai cronisti, senza rilasciare però dichiarazioni. In agenda diversi incontri istituzionali. Segno che la ministra non abbia alcuna intenzione di dare seguito alla richiesta di dimissioni. Dopo la decisione di Delmastro e Bartolozzi “di rimettere gli incarichi”, era stata proprio la premier ad auspicare che “l’analoga scelta”, “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale”, fosse “condivisa” da Santanchè.

La Russa tenta la moral suasion con la ministra

A processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per bancarotta e truffa all’Inps, Santanchè era già finita sotto pressione a inizio 2025. Nel pressing delle scorse ore sarebbe stato coinvolto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, come già accaduto quando la ministra legò le dimissioni a una richiesta di Meloni: allora non arrivò, oggi è invece esplicita.  La premier, che valuta l’interim al Turismo o la nomina di un tecnico – le alternative per Repubblica sarebbero Giovanni Malagò o un uomo del Sud, per ricucire con il Mezzogiorno dopo lo strappo referendario – esclude una crisi politica vera e propria. Ma il tema “rimpasto” torna a circolare e preoccupa il Quirinale: la sostituzione di un terzo ministro, dopo Sangiuliano e Fitto, potrebbe richiedere un nuovo passaggio di fiducia alle Camere.

Delmastro al Corriere: “Scelta serena, ho agito con leggerezza”

“Sono sereno nella scelta”. Così Andrea Delmastro, in un’intervista al Corriere della Sera, spiega le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, escludendo qualsiasi impatto sul referendum: “Assolutamente no. Ho deciso di dimettermi – aggiunge – perché, sin dall’inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo”. E l’esponente di FdI prova a giustificare così la sua partecipazione in una società aperta con la figlia di un prestanome della Camorra: “Non mi sono reso conto di chi avessi davanti finché il padre non è stato arrestato”. Il contatto, racconta, sarebbe nato frequentando un locale, da cui è poi scaturita l’idea imprenditoriale. “Mi sono fidato”, aggiunge. Una volta appresa la situazione, assicura, “sono uscito immediatamente dalla società, rimettendoci dei soldi”. Per Bartolozzi, invece, la cosiddetta “zarina” di Via Arenula, dopo l’avviso di conclusione delle indagini sul caso Almasri – la procura di Roma le contesta di aver mentito ai pm per proteggere Nordio e il governo – si fa sempre più concreta l’ipotesi di rinvio a giudizio.

Il legale di Miriam Caroccia: “È pronta a chiarire con i magistrati”

“Miriam è pronta a chiarire con gli inquirenti ogni aspetto della propria posizione”. Lo rivela l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore della giovane coinvolta nella vicenda della società “Le 5 Forchette”, di cui è stato azionista anche Andrea Delmastro. Il legale sottolinea che la sua assistita “non ha ricevuto alcun avviso di garanzia”, è “totalmente estranea ai fatti” e “non ha mai consegnato denaro a nessuno”. “Confidiamo pienamente nella magistratura – conclude – e siamo pronti a fornire tutti i chiarimenti necessari”.

Bignami (FdI) alle opposizioni: “No alle lezioni da chi si inchina alle mafie”

Scontro acceso nell’Aula della Camera durante l’intervento di Galeazzo Bignami. Il capogruppo di FdI, rivolgendosi ai banchi delle opposizioni, ha dichiarato: “Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia, chi aggredisce i poliziotti” e “da chi si è inchinato ai mafiosi”. Bignami ha poi difeso l’operato della premier, richiamando “la sua moralità e la sua schiena dritta”. Le parole hanno provocato proteste dai banchi dell’opposizione, con richiami all’ordine da parte della presidenza dell’Aula. Bagarre anche al Senato, dove il capogruppo dei Fratelli, Lucio Malan, ha detto che “Santanchè seguirà le indicazioni di Meloni”, aggiungendo però “non prendiamo lezioni da chi ha limitato i diritti degli italiani con Dpcm e per evitare il passaggio parlamentare”.

Ft: “La sconfitta di Meloni al referendum una grave battuta d’arresto”

La bocciatura della riforma della giustizia al referendum rappresenta “la battuta d’arresto più grave” per la presidente Meloni dall’inizio del suo mandato. Lo scrive il Financial Times, sottolineando come il risultato abbia incrinato la percezione di invincibilità della premier e rilanciato un’opposizione finora debole. Secondo il quotidiano britannico, il voto è stato anche una reazione a una riforma percepita come sbilanciata e poco incisiva sui problemi strutturali della giustizia. La sconfitta potrebbe pesare su altri dossier, dal premierato alla legge elettorale. Pur riconoscendo la stabilità del governo, il Ft invita l’esecutivo a puntare su un’agenda più ambiziosa di riforme economiche.

Il centrosinistra pensa alle primarie

Intanto nel campo largo si apre il confronto sulla leadership, con l’ipotesi primarie che prende quota. In campo ci sarebbero il presidente M5S Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein. Mentre dal fronte centrista si dice disponibile anche l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini. Sembra sfilarsi, invece, la sindaca di Genova, Silvia Salis, che per ora boccia l’ipotesi: “Le primarie sono un errore”.

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