ROMA – C’è un confine che neppure il potere di riscrivere la Costituzione può oltrepassare. A ribadirlo con forza è stato il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, nella relazione annuale sull’attività svolta nel 2025. Un richiamo netto, che suona come un avvertimento: esistono princìpi “fondamentali” o “supremi” della Carta che non possono essere modificati nel loro contenuto essenziale, “neppure attraverso leggi di revisione costituzionale”.
“Rimanere coerenti ai valori della Costituzione”
Il riferimento è a temi cruciali già oggetto di interventi negli ultimi anni, come l’introduzione in Costituzione del principio del giusto processo e della tutela dell’ambiente. Innovazioni importanti, ma che, sottolinea la Consulta, devono restare coerenti con l’ossatura valoriale della Repubblica, quella che ne definisce identità e limiti.
Il nodo delle “pronunce monito”
Accanto al tema dei princìpi supremi, Amoroso ha acceso i riflettori su un altro snodo cruciale del sistema istituzionale: il dialogo tra Corte e Parlamento. Un confronto che si concretizza nelle cosiddette “pronunce monito”, strumenti con cui i giudici costituzionali segnalano al legislatore criticità e possibili violazioni dei parametri costituzionali, invitandolo a intervenire. Un dialogo, però, che non sempre trova risposta. “Non sempre il monito è seguito da una legge del Parlamento”, ha osservato Amoroso nell’intervista pubblicata nell’Annuario distribuito in occasione della riunione straordinaria del Collegio a Palazzo della Consulta.
La legge sul suicidio assistito che manca
Tra i casi più emblematici, resta ancora senza seguito l’invito a disciplinare a livello nazionale il suicidio medicalmente assistito. Un vuoto normativo che la Corte Costituzionale continua a segnalare, ma che il legislatore non ha ancora colmato. Il messaggio che arriva dalla Consulta è duplice e chiaro: da un lato, la Costituzione non è terreno di interventi illimitati, dall’altro, il Parlamento non può ignorare a lungo i richiami della Corte. In mezzo, c’è la tenuta stessa del sistema costituzionale, sospesa tra la necessità di evolvere e il dovere di restare fedele ai suoi princìpi più profondi.


