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HomePolitica Consulta, Amoroso: “I principi supremi della Costituzione non si toccano”

Il presidente della Consulta
"Principi supremi della Carta
non si possono sovvertire"

Lo snodo delle pronunce come monito

"Disciplinare il suicidio assistito"

di Giacomo Basile26 Marzo 2026
26 Marzo 2026
consulta

Il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso al Palazzo della Consulta durante la riunione straordinaria della Corte costituzionale per la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 | Foto Ansa

ROMA – C’è un confine che neppure il potere di riscrivere la Costituzione può oltrepassare. A ribadirlo con forza è stato il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, nella relazione annuale sull’attività svolta nel 2025. Un richiamo netto, che suona come un avvertimento: esistono princìpi “fondamentali” o “supremi” della Carta che non possono essere modificati nel loro contenuto essenziale, “neppure attraverso leggi di revisione costituzionale”.

“Rimanere coerenti ai valori della Costituzione”

Il riferimento è a temi cruciali già oggetto di interventi negli ultimi anni, come l’introduzione in Costituzione del principio del giusto processo e della tutela dell’ambiente. Innovazioni importanti, ma che, sottolinea la Consulta, devono restare coerenti con l’ossatura valoriale della Repubblica, quella che ne definisce identità e limiti.

Il nodo delle “pronunce monito”

Accanto al tema dei princìpi supremi, Amoroso ha acceso i riflettori su un altro snodo cruciale del sistema istituzionale: il dialogo tra Corte e Parlamento. Un confronto che si concretizza nelle cosiddette “pronunce monito”, strumenti con cui i giudici costituzionali segnalano al legislatore criticità e possibili violazioni dei parametri costituzionali, invitandolo a intervenire. Un dialogo, però, che non sempre trova risposta. “Non sempre il monito è seguito da una legge del Parlamento”, ha osservato Amoroso nell’intervista pubblicata nell’Annuario distribuito in occasione della riunione straordinaria del Collegio a Palazzo della Consulta.

La legge sul suicidio assistito che manca

Tra i casi più emblematici, resta ancora senza seguito l’invito a disciplinare a livello nazionale il suicidio medicalmente assistito. Un vuoto normativo che la Corte Costituzionale continua a segnalare, ma che il legislatore non ha ancora colmato. Il messaggio che arriva dalla Consulta è duplice e chiaro: da un lato, la Costituzione non è terreno di interventi illimitati, dall’altro, il Parlamento non può ignorare a lungo i richiami della Corte. In mezzo, c’è la tenuta stessa del sistema costituzionale, sospesa tra la necessità di evolvere e il dovere di restare fedele ai suoi princìpi più profondi.

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