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Uricchio (Anvur): “Nel valutare la ricerca serve equilibrio tra qualità e quantità”

di Chiara Di Benedetto26 Marzo 2026
26 Marzo 2026

Antonio Felice Uricchio, presidente di Anvur | Creative Commons Zero, Public Domain Dedication

“L’evoluzione dei modelli di valutazione verso un uso più equilibrato degli strumenti qualitativi e quantitativi può contribuire a ridurre l’applicazione acritica della logica del publish or perish”. Antonio Felice Uricchio, presidente dell’Anvur, spiega a Lumsanews come la nuova riforma del reclutamento universitario potrebbe cambiare i criteri di valutazione di docenti e ricercatori.

La riforma Bernini ipotizza che le pubblicazioni utili per l’Abilitazione scientifica nazionale possano essere autocertificate dai candidati: quali meccanismi di controllo prevedete?

“Il quadro normativo non è ancora definitivo. Il disegno di legge rinvia infatti a successivi provvedimenti attuativi nei quali dovranno essere definiti in modo puntuale i requisiti e le modalità di autocertificazione, nonché i meccanismi di verifica e controllo. Si tratta quindi di aspetti che saranno disciplinati dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Dal nostro punto di vista, l’auspicio è che le autodichiarazioni dei candidati siano accompagnate da adeguati controlli, sia da parte del Ministero sia nell’ambito delle procedure di selezione condotte dagli atenei”.

La riforma prevede che gli indicatori scientifici vengano definiti su proposta dell’Anvur e con il parere del Cun: non sarebbe un sistema “autoreferenziale”, dato che chi definisce le metriche proviene sempre dal mondo accademico?

“L’Anvur è un’agenzia pubblica indipendente, che opera attraverso un Consiglio direttivo composto da docenti universitari selezionati mediante procedure pubbliche e con il supporto di un Comitato consultivo che rappresenta sia la comunità accademica sia stakeholder esterni. Il ruolo dell’Agenzia è quello di operare come soggetto terzo nel sistema universitario, contribuendo alla definizione di criteri e indicatori che siano il più possibile coerenti con il quadro internazionale e con le migliori pratiche adottate a livello europeo. Nella proposta che verrà formulata al Ministero, l’obiettivo sarà proprio quello di armonizzare il sistema italiano con tali standard, garantendo al tempo stesso trasparenza e solidità dei criteri valutativi”.

Con il passaggio alle autocertificazioni come farà l’Anvur a garantire che l’accesso alla docenza universitaria continui a basarsi su criteri rigorosi di qualità scientifica? 

“L’Anvur non ha responsabilità dirette nei processi di reclutamento universitario. Il suo ruolo è piuttosto quello di definire i criteri che regolano il sistema di valutazione della qualità delle politiche di reclutamento degli atenei, valutazione che incide anche sulla distribuzione dei finanziamenti ministeriali. Questo rappresenta un incentivo affinché le università adottino procedure rigorose e selezionino candidati con i migliori profili scientifici. Nel definire questi criteri, il sistema che l’Agenzia proporrà al Ministero dovrà individuare un equilibrio adeguato tra elementi quantitativi e valutazioni qualitative. Queste ultime comportano inevitabilmente un maggiore margine di discrezionalità nelle decisioni delle commissioni, rendendo quindi centrale anche la qualità e l’autorevolezza dei valutatori”.

L’Anvur sta lavorando a modelli alternativi di valutazione che riducono la dipendenza dagli indicatori bibliometrici?

“L’agenzia ha aderito alla Coalition for advancing research assessment (CoARA) già a partire dal 2022, impegnandosi a riformare i metodi di valutazione della ricerca in Italia verso pratiche più qualitative, aperte e trasparenti. Anvur ha pubblicato un piano d’azione (Action Plan) 2022- 2026 per allineare i criteri di valutazione ai principi internazionali della Scienza Aperta, riducendo l’eccessiva dipendenza da indici bibliometrici, valorizzando la qualità del lavoro scientifico coerentemente con gli indirizzi europei della Research Assessment”.

Continua a crescere il numero di riviste predatorie e citazioni strategiche: quali strumenti concreti intende adottare l’Anvur per prevenire questi fenomeni?

“Noi abbiamo già introdotto un regolamento per la classificazione delle riviste che permette di individuare comportamenti editoriali predatori. Pur non avendo adottato una vera e propria “black list”, l’Agenzia mette a disposizione dati e criteri utili a riconoscere pratiche scorrette, valorizzando alcuni indicatori di rischio, come la scarsa trasparenza dei costi editoriali, il mancato rispetto delle procedure di peer review e la non conformità agli standard etici della pubblicazione scientifica. Parallelamente, l’evoluzione dei modelli di valutazione può contribuire a ridurre le citazioni strategiche e l’applicazione acritica della logica del publish or perish”.

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