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HomeCultura Ricerca scientifica, Bishop: “Studi deboli pubblicati senza revisioni”

“Incoraggiano le pubblicazioni
manipolando le citazioni
e senza revisioni autentiche”

Dorothy Bishop, docente a Oxford

“Frasi standard e citazioni imposte”

di Chiara Di Benedetto27 Marzo 2026
27 Marzo 2026

Dorothy Bishop, docente emerita di neuropsicologia all'università di Oxford | Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported Royal Society uploader

Il fenomeno delle review mills è sempre più insidioso. Non solo in Italia, ma anche all’estero. Intervistata da Lumsanews, la professoressa Dorothy Bishop spiega che chi prende parte a questo sistema fraudolento “incoraggia la pubblicazione di studi scientifici senza un adeguato controllo di qualità”. Un tipo di revisione condotto “barando e manipolando le citazioni per far sembrare uno studio più influente di quanto non sia in realtà”. 

Cosa distingue le review mills dalle normali reti di studiosi che scambiano le revisioni dei propri lavori?

“In un normale processo di revisione, il cosiddetto revisore approfondisce l’argomento e i contenuti dello studio scientifico, offrendo suggerimenti e critiche per rafforzarlo. In alcuni casi, può sostenere che non sia adatto alla pubblicazione. Le review mills, invece, si distinguono perché sono stereotipate. Nello specifico, vengono utilizzate frasi che potrebbero essere applicate a quasi tutti gli studi, spesso riciclate da altre revisioni. In alcuni casi, si pretende che l’autore dello studio citi articoli scritti dal revisore e dai suoi colleghi”.

Quanto è difficile per le riviste e le istituzioni accademiche individuare questa dinamica?

“Per i semplici lettori individuare le review mills è quasi impossibile. Risulta evidente, invece, per gli esperti che esaminano le revisioni della stessa persona. Infatti, sono tutte molto simili e riprendono frasi standard utilizzate anche da altri. Per individuarle è necessario che siano pubbliche e questo accade molto raramente”.

Quanto è diffuso questo fenomeno nella medicina accademica, sia a livello globale che in Italia?

“Non è semplice fornire una stima. Questa è una dinamica difficile da individuare. Nel nostro studio, abbiamo esaminato i dati pubblici relativi al numero di revisioni effettuate dai membri delle review mills. Ad esempio, un revisore senior ne aveva realizzate più di 2900, ma noi siamo riusciti a trovarne solo nove. Si tratta comunque di un numero di revisioni molto elevato per una persona sola. È probabile che siano state prodotte usando frasi standardizzate. Questa, però potrebbe essere solo la punta dell’iceberg della più ampia attività di review mills”. 

Quali potrebbero essere le conseguenze per la ricerca medica e per la sanità pubblica?

“Ci sono due conseguenze negative. La prima è che gli articoli vengono pubblicati senza un’adeguata revisione. Studi imperfetti o deboli potrebbero essere presi sul serio e ciò non sarebbe colpa degli autori. In secondo luogo, coloro che si dedicano alla revisione di massa vedranno aumentare il loro H index rispetto ad altri scienziati dello stesso settore. Per questo motivo, potrebbero essere ricompensati con sovvenzioni, promozioni, cattedre all’università e borse di studio”. 

La pressione associata alla cultura del publish or perish è un problema tipicamente italiano o anche internazionale?

“La cultura del publish or perish non è solo un problema italiano. Ci sono due aspetti delle metriche accademiche come il numero di pubblicazioni o l’H index che si basano su citazioni specifiche dei ricercatori. L’attenzione al numero di pubblicazioni varia da Paese a Paese. Ho sentito dire che in Italia l’obiettivo di introdurre un sistema di metriche per valutare le università è nato perché si temeva che altri metodi potessero essere soggetti a corruzione”. 

Cosa cambia negli altri Paesi? 

“Nel Regno Unito – e credo anche altrove – si tende a dare maggiore importanza al luogo in cui si pubblica piuttosto che alla quantità di pubblicazioni. Finanziatori e istituzioni chiedono ai ricercatori che si candidano per una borsa di studio di descrivere i loro 10 migliori articoli. Ma ci sono ancora molti Paesi dove si presta attenzione solo alla quantità delle pubblicazioni”. 

Come vengono valutate le istituzioni accademiche nel Regno Unito?

“Nel Regno Unito le istituzioni accademiche vengono valutate dal Research Excellence Framework, che determina i finanziamenti e chiede di presentare un numero limitato dei migliori lavori dei ricercatori. Questi studi, poi, vengono esaminati da commissioni specifiche per materia. Il sistema del Research Excellence Framework presenta alcuni problemi e forse il Regno Unito passerà a un sistema basato sulle metriche. Un fattore che, a mio avviso, potrebbe incentivare le manipolazioni. Per quanto riguarda le citazioni, penso che siano ancora un buon modo per valutare l’influenza delle pubblicazioni di un autore”. 

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