ROMA – “I giornalisti sono testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche. Hanno un’immensa responsabilità”. Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rivolto a una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo, ricevuta al Quirinale. Tra questi, i praticanti di Lumsanews.
Il capo dello Stato si è soffermato in particolare sul valore costituzionale del giornalismo e dell’informazione libera e indipendente come “premessa di democrazia”, richiamando l’importanza della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti: “C’è una straordinaria attualità nei principi ispiratori della legge voluta da Gonella: i doveri verso la verità”. Ha quindi sottolineato che quando “nei teatri di guerra” viene impedita la presenza o limitata l’operatività dei giornalisti, “in quei casi, prevale una narrazione piegata agli interessi dei contendenti”. Ma “i giornalisti non sono in campo per rendere verosimili le narrazioni. Sono, invece, testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche”.

Infine, rivolgendosi direttamente agli studenti, Mattarella ha richiamato il valore della professione giornalistica: “A voi, aspiranti giornaliste e giornalisti – donne e uomini, in indispensabile, assoluta, effettiva parità – sta il compito di diradare le nubi” delle guerre, dei conflitti, “affermando sempre la verità della realtà”.
La parola agli studenti
Libertà d’informazione, parità di genere, pericoli dell’intelligenza artificiale, rinnovo del contratto giornalistico. Nel corso dell’incontro, gli studenti hanno presentato al capo dello Stato le istanze più urgenti della professione che si apprestano a svolgere. Sull’impatto dell’IA nel lavoro giornalistico, Antonio Fera, praticante di Lumsanews, ha rimarcato: “L’obiettivo virtuoso non è fare in modo che le macchine si comportino come giornalisti. È insegnare loro ad ascoltare come un giornalista. Non si tratta di sostituire il giornalismo con l’automazione, ma di espandere la sua portata”.

Anna Mulassano, dell’università di Torino, ha invece sottolineato come la libertà della stampa, in una società consapevole, dipenda “in primo luogo dalla qualità del lavoro di giornaliste e giornalisti, e dalla capacità di rispondere alle sfide etiche, culturali e politiche del tempo”.
Tommaso Provera, della scuola di Giornalismo della Luiss, ha invece parlato della piaga della disinformazione: “Non abbiamo mai avuto accesso a così tante notizie, eppure non siamo mai stati così vulnerabili alle fake news. Nel caos diventa difficile distinguere ciò che è vero: i giornalisti affrontano oggi questa sfida, devono saper andare oltre e testimoniare la verità”.
Federica Fazio, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha invece parlato della responsabilità dei giornalisti nella rappresentazione di genere: “Il linguaggio con cui i media rappresentano le donne dice molto di come la società guarda a se stessa. La scelta di un titolo, il modo in cui si racconta una storia di violenza: sono scelte apparentemente innocue ma che costruiscono nel tempo una percezione collettiva. Il giornalismo ha il privilegio e l’onere di orientare quello sguardo”.
Il ruolo delle scuole di giornalismo
Il direttore delle testate del Master in Giornalismo dell’Università di Torino, Marco Ferrando, ha sottolineato quanto sia significativo e utile, per gli aspiranti giornalisti, poter incontrare la prima carica dello Stato. Ha raccontato di come le scuole di giornalismo cerchino costantemente di valorizzare qualità e aspirazioni, anche se la realtà nel mondo esterno a volte è un’altra: “L’informazione giornalistica, soprattutto quando è rigorosa e indipendente, spesso non è gradita. Neanche nelle società occidentali”. Ma non bisogna fermarsi a questo dato: “Il giornalismo è metodo, e il suo obiettivo è la ricerca, anche nei fatti più tragici, di un orizzonte di speranza possibile”.


