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HomeSpettacoli Israele apre un’inchiesta su Naza, il doc su Gaza: “Incita all’antisemitismo”

Il film Naza scuote Israele
Netanyahu: "Antisemita"
Anche Ben Gvir all'attacco

Richiesta la revoca della cittadinanza

ai due registi del documentario

di Irene Di Castelnuovo15 Settembre 2026
15 Settembre 2026
netanyahu

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu | Foto Ansa

TEL AVIV – Rachel Szor e Yuval Abraham, registi del film Naza premiato a Venezia, “non devono avere la cittadinanza israeliana”. Questa la richiesta del ministro della Cultura dello Stato Ebraico Miki Zohar. E il ministro della Sicurezza Ben Gvir scrive su X un messaggio dello stesso tenore: “Siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele”. Il premier Benjamin Netanyahu si unisce al coro: il documentario “incita all’antisemitismo. È intollerabile”. Eppure, nessuno di loro ha visto il documentario per via delle restrizioni alla sua diffusione.

L’Idf apre un’inchiesta

Le accuse non si limitano alle dichiarazioni e ai messaggi social. Eyal Zamir, capo di stato maggiore dell’Idf, ha ordinato un’indagine sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato. A detta del tenente generale, Naza rappresenta “un tentativo deliberato di minare la legittimità dell’Idf”. E ancora: “Il film fa proprie le narrazioni di chi odia Israele”.

Registi sotto attacco

“Andatevene – scrive il ministro della Sicurezza Ben Gvir – . Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”. Non è la prima volta che i registi che approfondiscono temi legati alla questione palestinese ricevono attacchi da parte del governo di Netanyahu. No Other Land, vincitore dell’Oscar al miglior documentario nel 2025, fu fortemente osteggiato dai membri della Knesset. A dirigerlo, un collettivo israelo-palestinese di cui fa parte – oltre Rachel Szor e Yuval Abraham – Hamdan Ballal, ferito dai coloni in Cisgiordania e poi arrestato.

Naza, il “danno collaterale”

Naza, acronico militare ebraico per “danno collaterale”, è stato girato sui tetti di Tel Aviv. Ventiquattro tra funzionari e soldati dell’intelligence israeliana raccontano il sistema dietro all’uccisione di massa dei civili palestinesi. Ottanta minuti – frutto di un lavoro durato oltre tre anni di giornalismo d’inchiesta – che hanno conquistato il premio speciale della giuria del festival di Venezia e una standing ovation mai così lunga.

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