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HomeSpettacoli Festival di Venezia, il ritorno in gara di Lee Chang-dong con “Possible Love”

Festival del cinema di Venezia
Il regista Lee Chang-dong
in gara con "Possible Love"

Il ritorno del cineasta dopo otto anni

“Oggi i lavoratori vengono sminuiti"

di Elisabetta Guglielmi07 Settembre 2026
07 Settembre 2026
Sceneggiatore sudcoreano Lee Chang-dong

Sceneggiatore sudcoreano Lee Chang-dong | Foto Ansa

VENEZIA – Le luci della Mostra del Cinema, illuminate dai grandi nomi e dalle storie d’autore, accolgono al Lido il ritorno di Lee Chang-dong. A otto anni dal successo di Burning, il maestro del cinema sudcoreano torna in concorso alla 83esima edizione con Possible Love, opera già designata dalla Corea del Sud per la corsa all’Oscar come miglior film internazionale.

La pellicola, dal 6 novembre disponibile su Netflix, trae ispirazione dal Decalogo di Kieślowski – in particolare dal capitolo Non desiderare la roba d’altri – per sviluppare un racconto autonomo e profondo.

Al centro della trama s’intrecciano i destini di due coppie: Ho-seok (Sul Kyung-gu), un operaio segnato dalla dura repressione di uno sciopero, e la moglie Mi-ok (Jeon Do-yeon), opposti a Sang-woo (Zo In-sung), un facoltoso uomo d’affari, e sua moglie Ye-ji (Cho Yeo-jeong), documentarista impegnata in un’inchiesta sui lavoratori licenziati. Dai legami tra i quattro personaggi scaturiscono tensioni, desideri taciuti e verità nascoste.

Un’analisi sociale e umana

In conferenza stampa, Lee Chang-dong ha posto l’accento sulla condizione contemporanea del lavoro e sul valore sociale dell’arte: “Oggi i lavoratori vengono sempre più sminuiti. Come narratore mi chiedo quanto io riesca a essere sincero nel raccontare il loro dolore”, rivendicando il ruolo centrale di rimanere “profondamente legato alla vita di ogni lavoratore”.

Il cineasta ha poi riflettuto sulle trasformazioni post-pandemia e sul futuro della settima arte: “Dopo il Covid mi sono chiesto se il cinema possa ancora unire le persone. Possible Love nasce proprio da questi interrogativi sul senso del fare cinema oggi”.

La giornata ha visto protagonista del Festival del Cinema di Venezia anche Wim Wenders con il documentario fuori concorso From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor. Il regista tedesco ne ha approfittato per ribadire la propria visione etica: “I cineasti sono l’opposto dei politici: noi lavoriamo con l’empatia per cambiare le cose”.

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