ROMA – La guerra porta ancora scompiglio sui mercati energetici mondiali. L’effetto domino innescato dallo stallo tra Ucraina e Russia e dal conflitto in Medio Oriente ha provocato un nuovo rialzo del prezzo medio di carburanti e bollette.
Nonostante l’annuncio di Trump di una tregua energetica tra Mosca e Kiev, il Brent – il principale riferimento per il petrolio greggio scambiato a livello internazionale – ha raggiunto i 110 dollari al barile. All’aumento del prezzo si aggiunge poi la diminuzione della produzione di oro nero a livello mondiale a causa del blocco dell’oleodotto saudita e delle minacce dei ribelli yemeniti Houthi ai traffici nello stretto di Bab el Mandeb.
Le misure al vaglio del governo
Gli effetti della crisi non hanno risparmiato l’Italia, dove il prezzo medio dei carburanti in modalità self service sulle strade ha toccato i 2,120 euro per la benzina (era 2,107 ieri 14 settembre) e 2,231 euro al litro per il gasolio (da 2,216 di ieri). I dati – raccolti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy – mostrano una situazione ancora più critica sulla rete autostradale, dove il gasolio ha sfondato quota 2,3 euro con il prezzo medio self di 2,212 euro al litro per la benzina e 2,313 euro per il gasolio.
Per alleviare l’impatto su imprese e consumatori, il governo ha varato in questi mesi, prorogandolo più volte, il taglio delle accise sui carburanti. L’ultima misura scadrà il 17 settembre e sul tavolo del prossimo consiglio dei ministri, atteso a giorni, non si escludono nuovi interventi. Questa volta, però, le misure saranno selettive e mirate su determinate categorie. L’obiettivo è evitare i bonus a pioggia che rischiano di regalare risorse preziose anche a chi non ne ha bisogno.
L’allarme di Codacons: “Rischio tsunami sulle famiglie”
Ecco perché al vaglio c’è l’ipotesi di una misura alternativa, che potrebbe incidere sul pagamento del bollo auto. Si tratta di uno sconto riservato ai proprietari in regola con i pagamenti e misurato in percentuale alla cilindrata della vettura. Saranno quindi agevolati tutti coloro che possiedono utilitarie e auto di piccole dimensioni. Ma l’effetto positivo sulla tasche degli automobilisti potrebbe arrivare soltanto dal 2027, quando ci sarà da pagare la prossima rata.
Un ritardo che rischia di aggravare le difficoltà di milioni di italiani che faticano a scegliere tra il pieno di carburante e la spesa. A lanciare l’allarme è stato il Codacons: “L’escalation senza sosta dei listini alla pompa rischia di provocare un effetto tsunami sulle famiglie, perché aggrava sia i costi diretti legati ai rifornimenti, sia quelli indiretti connessi a prezzi e tariffe in una moltitudine di settori”.


