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HomePolitica Campo largo, spunta l’ipotesi “federatore”. Nodo Ucraina sul programma

Avs frena sulle primarie
"Serve un terzo nome"
Rimane il nodo Ucraina

Magi: "Su Kiev distanze con Conte"

Grillo: "Non fondo un nuovo partito"

di Alessio Garzina22 Settembre 2026
22 Settembre 2026

(Da sinistra) Il leader di Si Nicola Fratoianni, la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e Angelo Bonelli, leader di Avs, 3 settembre 2025. ANSA/ FABIO FUSTACI

ROMA – Prima ancora di decidere chi dovrà guidare il Campo largo, il centrosinistra deve capire se esiste un punto in cui tutte le sue forze possano riconoscersi. La proposta del co-leader di Avs Angelo Bonelli di cercare una terza figura, evitando le primarie tra la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente dei pentastellati Giuseppe Conte, riapre la partita sulla leadership. Ma sotto la questione del candidato c’è quella, più difficile, del programma: soprattutto la guerra in Ucraina, sulla quale Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e +Europa continuano a muoversi su posizioni differenti.

Bonelli apre alla terza via

A mettere nero su bianco un’ipotesi finora rimasta soprattutto nei ragionamenti interni alla coalizione è stato Angelo Bonelli. Intervenendo a Un giorno da pecora, il deputato dei Verdi ha detto di ritenere preferibile non ricorrere alle primarie e di individuare invece “una terza figura politica attraverso un’intesa”. Una soluzione che, nelle sue parole, dovrebbe evitare lo scontro diretto tra i due principali leader dell’area progressista.

La proposta si scontra però con un dato politico già emerso: sia Schlein sia Conte hanno manifestato la disponibilità a passare dalle primarie per scegliere il candidato della coalizione. Lo stesso Bonelli ne ha preso atto, spiegando che, se quella resterà la strada, Avs dovrà decidere se partecipare e con quale candidatura.

Dal Pd è arrivata una frenata. Sandro Ruotolo ha invitato gli alleati a rispettare il percorso già individuato, con il confronto sulla legge elettorale e sul programma prima della scelta sul metodo per individuare la leadership. Dentro il partito, però, il tema della candidatura alternativa non è estraneo al dibattito. Il senatore dem Filippo Sensi ha riconosciuto che anche nel Pd esistono esponenti favorevoli a una soluzione diversa dalle primarie, pur dichiarandosi personalmente a favore della consultazione.

Il vero nodo resta Kiev

La leadership si intreccia così con il programma. E il dossier che rischia di mettere maggiormente alla prova l’alleanza è il sostegno all’Ucraina. Dalla convention di Nova, il Movimento 5 Stelle ha ribadito il proprio no alla politica del riarmo e alla prosecuzione dell’invio di armi come strada per arrivare alla pace. Il leader Conte ha confermato la disponibilità ad aprire il tavolo sul programma, ma senza arretrare sulla linea indicata dal Movimento.

Il Pd prova invece a tenere aperto lo spazio per una mediazione. Francesco Boccia ha sottolineato che Conte non ha mai detto di voler interrompere il sostegno a Kiev, distinguendo tra l’aiuto all’Ucraina e il riarmo degli Stati nazionali. Per il presidente dei senatori dem, il sostegno può passare anche dalle risorse economiche, dalla ricostruzione e dal rafforzamento della difesa comune europea. La discussione sul programma, ha aggiunto, resta aperta.

Una posizione che non chiude però la distanza. Dal Pd continua a essere rivendicato il sostegno all’Ucraina anche sul piano militare, mentre il Movimento mantiene la propria contrarietà all’invio di nuove armi e insiste sulla via diplomatica. Ed è proprio su questo punto che arriva l’avvertimento di Riccardo Magi. Il segretario di +Europa ha detto che il suo partito non potrebbe stare in una coalizione nella quale prevalesse la posizione di Conte sull’Ucraina e sul conflitto con la Russia. Per Magi, prima ancora della scelta del candidato, deve esistere una coalizione capace di affrontare le divergenze attraverso un confronto politico stabile.

Beppe Grillo: “Non fondo un nuovo partito”

Mentre il campo largo cerca un equilibrio tra leadership e programma, Beppe Grillo torna a parlare del Movimento 5 Stelle. Lo fa fuori dai tradizionali spazi della politica, ospite di Pulp Podcast con Fedez e Mr. Marra, e smentisce però l’ipotesi di una nuova discesa in campo organizzata attraverso un nuovo partito. “Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà”, ha detto Grillo, spiegando di poter piuttosto “dare degli input” e proporre idee.

Il fondatore del Movimento ha però usato l’intervista anche per tornare all’attacco dell’attuale M5S. Ha detto di essere stato “estromesso” e ha sostenuto che il Movimento di oggi sia “un’altra cosa” rispetto a quello delle origini. Ha inoltre suggerito che dovrebbe cambiare nome e simbolo, con riferimenti critici alla gestione di Conte.

Grillo ha quindi escluso, almeno nelle dichiarazioni rese nell’intervista, la costruzione di un nuovo partito, ma non ha rinunciato a intervenire sul terreno politico. Una presenza che torna a farsi sentire proprio mentre Conte prova a consolidare il Movimento e a portarlo dentro una possibile coalizione progressista.

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