DAVOS – Il capo della Casa Bianca Donald Trump ha firmato lo Statuto del Board of Peace e ha invitato sul palco i 20 rappresentanti dei Paesi che hanno aderito al Consiglio di Pace. Tra questi i leader di Arabia Saudita, Marocco, Argentina e Turchia. Assenti la premier Giorgia Meloni e il primo ministro inglese Keir Starmer. “È una giornata emozionante”, ha affermato Trump, che ha confermato la partecipazione del presidente russo Putin. Sul campo, invece, il leader del comitato tecnocratico palestinese Ali Shaath ha annunciato che il valico di Rafah riaprirà la prossima settimana.
Chi c’era sul palco con Trump
Sul palco di Davos un rappresentante del Bahrein, uno del Marocco, il presidente dell’Argentina, il primo ministro dell’Armenia, il presidente dell’Azerbaigian, il primo ministro della Bulgaria e il primo ministro dell’Ungheria. E poi il presidente dell’Indonesia, il vice primo ministro della Giordania, il presidente del Kosovo, il primo ministro del Pakistan, il presidente del Paraguay, il primo ministro del Qatar, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il ministro degli Esteri della Turchia, un rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, il presidente dell’Uzbekistan e il primo ministro della Mongolia.
Londra: “Preoccupato per la presenza di Putin”
“Tutti ne vogliono far parte”, ha dichiarato The Donald, ma nella mattinata di oggi, 22 gennaio, Il Regno Unito ha fatto sapere, tramite il ministro degli Esteri Yvette Cooper, che non avrebbe preso parte alla cerimonia di firma, a causa delle “preoccupazioni circa la possibilità che il presidente Putin faccia parte di qualcosa che parla di pace”.
Roma frena, Meloni: “Problemi costituzionali, ma siamo aperti”
A frenare l’adesione di Roma – come spiegato ieri, 21 gennaio, dalla premier Giorgia Meloni durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su Rai 1 – problemi costituzionali. “Dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione”, ha affermato Meloni. “Questo non ci consente di firmare sicuramente domani, ci serve più tempo”. Nello specifico, il nodo è rapporto all’articolo 11: “È quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”. Ma la posizione dell’Italia, come sottolinea, rimane di apertura.


