ROMA – Il mondo dice addio a un’eterna icona della moda. Si è spento nel tardo pomeriggio ieri, 19 gennaio 2026, Valentino Garavani. Aveva 93 anni e aveva scelto di abitare nella sua amata Roma, dopo una vita passata a Parigi, capitale della moda in grado di accogliere la sua creatività. Consacrato “ultimo imperatore” dal docufilm di Matt Tyrnauer, Valentino ha saputo vestire dive e principesse, dando vita a una moda senza tempo.
Dal colore rosso Carmen al bianco Jackie
Valentino Ludovico Clemente Garavani era nato a Voghera l’11 maggio del 1932. Affina le sue doti da stilista prima studiando a Milano, poi lavorando a Parigi nella maison di Jean Dessès e Guy Laroche. Nel 1962, il debutto alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, a Firenze. Da allora la missione di Valentino è stata vestire le donne attraverso il culto della bellezza. A fare da fil rouge in ogni sua sfilata un colore: il rosso Valentino. Lo stilista racconta di essersi invaghito di questa tonalità da ragazzo, durante una sera all’Opera di Barcellona per vedere la Carmen di Bizet. Una donna con un abito in velluto rosso attrae il suo sguardo, come avrebbe poi raccontato a Vouge: “Sembrava unica, isolata nel suo splendore”. Questo rosso particolare – un mix di carminio, porpora e rosso cadmio – diventa il simbolo di Valentino e del suo marchio. Ma anche il bianco appartiene all’ultimo imperatore. La collezione Total White del 1968 sconvolge per lo stile e la creatività, tanto che uno dei modelli verrà scelto da Jacqueline Kennedy per le sue seconde nozze.
Il legame con Giammetti, al fianco dello stilista per più di 50 anni
Ad accompagnarlo per quasi tutta la vita, l’imprenditore Giancarlo Giammetti. Si sono conosciuti a vent’anni e sono diventati inseparabili, soci nel mondo della moda e compagni nella vita. Proprio l’ingresso nel 1960 nella società Valentino di Giammetti permise allo stilista di avviare una nuova maison e di occuparsi solo della creazione di abiti. Insieme, nel 1990, danno vita all’Associazione L.I.F.E per supportare la ricerca sull’Aids. In un’intervista rilasciata al Il Fatto Quotidiano, Giammetti aveva così raccontato il primo incontro con il genio creativo di Valentino: “Il mio primo giorno nell’atelier in via Condotti guardavo incantato le sarte creare drappeggi, costruire rose con il tulle. Era Fiesta, il primo abito rosso. Mi si è aperto un mondo”.
Da atelier sartoriale romano a colosso del lusso
Da quell’atelier inizia tutto. Valentino e Giammetti allargarono l’azienda vendendo alla Holding di Partecipazioni Industriali (HdP) per circa 300 milioni di dollari. Nel 2007 lo stilista ha cominciato a puntare su crescita e espansione internazionale, fino al culmine nel 2012, quando ad acquisire la Valentino per circa 700 milioni di euro è Mayhoola, società di investimenti del Qatar. Una svolta che internazionalizza il brand, oggi divenuto una società per azioni con sede legale a Milano e quartier generale creativo a Roma.
L’ultima mostra a piazza Mignanelli. Venerdì i funerali
In oltre 1000 metri quadri di installazioni, il genio di Valentino è esposto a piazza Mignanelli, dove sorge anche il suo storico atelier. Intitolata “”Venus – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos”, la mostra celebra la bellezza contenuta in ogni creazione dello stilista attraverso il simbolo di Venere. A organizzarla, la Pm23, fondazione di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.
Nei prossimi giorni, sarà possibile porgere l’ultimo saluto a Valentino presso spazio culturale Pm23 in Piazza Mignanelli 23, a Roma. La camera ardente, allestita in questo luogo simbolo della sua creatività, sarà aperta al pubblico mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. Il funerale è previsto per venerdì 23 gennaio alle 11 presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8.


