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Avvocato di strada, la rete che porta giustizia tra i senzatetto

di Marco Bertolini19 Gennaio 2026
19 Gennaio 2026
Avvocato di strada

Avvocato di strada è un'organizzazione nazionale di volontariato nata nel 2001

Il più grande studio legale d’Italia è anche quello che fattura di meno. Avvocato di strada è un’organizzazione di volontariato che offre assistenza legale gratuita alle persone senza fissa dimora. Una comunità silenziosa con 307 soci e 1386 volontari in oltre 60 città. Nel 2024 ha seguito 3360 persone in tutta Italia, mettendo a disposizione competenze legali per un valore stimato di 2,3 milioni di euro. Un aiuto invisibile ai bilanci, ma decisivo per chi vive ai margini della società. 

La rete di Avvocato di strada in Italia

Fonte: Avvocato di strada.it

Non esistono cause perse

Nel 2001 Antonio Mumolo – avvocato brindisino, classe 1962 – intuisce che per le strade di Bologna sta crescendo una domanda silenziosa ma urgente, quella di giustizia. Da quell’intuizione nasce Avvocato di strada, per offrire ai senzatetto un supporto legale. Il primo sportello a Bologna, poi una rete nazionale. Gli anni passano, il progetto cresce. A cambiare sono però le persone che bussano a quella porta.

“All’inizio incontravamo soprattutto persone con gravi problemi di dipendenza”, racconta Mumolo a Lumsanews. “Oggi la situazione è capovolta. La maggioranza vive in strada perché è diventata povera”. Più lavoro precario significa più sfratti. E in Italia chi perde la casa perde anche la residenza. “Quando una persona viene cancellata dall’anagrafe, per legge avrebbe diritto a essere iscritta in una via fittizia, un indirizzo simbolico che ogni Comune dovrebbe prevedere per chi non ha dimora. Ma nella pratica i Municipi oppongono ancora forte resistenza”. 

Per questo la residenza anagrafica è diventata la questione più seguita dall’organizzazione. Senza, i diritti più basilari diventano irraggiungibili. È vero, lo Stato prevede il gratuito patrocinio per chi non può permettersi un avvocato. Ma per accedervi serve un requisito fondamentale, la residenza. 

Aprire uno sportello tra burocrazia e silenzi

Le associazioni che già operano sul territorio sono il ponte tra gli avvocati e la strada. Ospitano il progetto mettendo a disposizione una stanza dove incontrare le persone e un computer per far funzionare lo sportello. Ma per aprirne uno bisogna spesso affrontare una trafila burocratica. Dopo un confronto tra gli avvocati volontari, un referente dell’ente ospitante e i responsabili nazionali, bisogna infatti presentare una richiesta formale al Consiglio dell’Ordine degli avvocati della città per avere l’autorizzazione. Un iter che spesso si trasforma in una lunga attesa. È quello che è successo a Roma, come racconta Teresa Santulli, coordinatrice dello sportello capitolino: “Abbiamo aperto nel 2008, ma il dialogo con l’Ordine è iniziato nel 2006. Probabilmente c’era il timore che potessimo sottrarre clientela e forse per questo non ci hanno considerato”.

In alcuni casi gli Ordini hanno persino scelto di non rispondere alle richieste. Sta accadendo a Pisa, il prossimo presidio ad aprire. “Li abbiamo contattati più volte, allegando anche i pareri positivi degli altri Ordini”, racconta Filippo Stefanucci, dottore in giurisprudenza e volontario nella sede toscana che aprirà a breve. “Non abbiamo mai ricevuto risposta. E così, dopo mesi di silenzio, siamo costretti a partire comunque”. Una storia che si ripete, ma non ferma la rete: 62 sportelli in tutta Italia, tutti aperti dopo aver informato gli Ordini locali.

Imparare sul campo

Stefanucci è uno degli ultimi a entrare in Avvocato di strada. Il progetto lo ha scoperto dopo un’esperienza di volontariato in un dormitorio per senzatetto, chiedendosi se esistesse qualcuno che offrisse assistenza legale a quelle persone. Un tipo di volontariato che diventa banco di prova concreto e prezioso per chi studia legge. “All’università non ti insegnano quasi nulla di pratico. Qui impari su casi reali e capisci come aiutare davvero”. 

L’esercizio, però, è tutt’altro che semplice. Chi vive in strada spesso non ha documenti, né riferimenti anagrafici. Gli utenti arrivano allo sportello grazie al passaparola, alle associazioni che assistono i senzatetto e ai servizi sociali. Così il presidio legale diventa un punto di snodo tra diritti, territorio e strada.

Volontariato a costo zero 

Dietro questa rete c’è una scelta netta: nessun avvocato può trarre un beneficio economico dall’attività svolta. Anche quando una causa viene vinta e la controparte è condannata a pagare le spese legali. Lo dice lo statuto. Quello che resta – detratta l’Iva – viene interamente devoluto all’associazione. Un meccanismo trasparente, ma non sempre compreso. “Capita che qualche collega si interessi al progetto per poi tirarsi indietro quando scopre che non c’è alcun guadagno personale”, nota Santulli. 

Proprio questa gratuità totale ha alimentato sospetti. Nel 2018 Marco Lisei, allora capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Bologna, parlò di concorrenza sleale. A distanza di quasi otto anni, il senatore di Fratelli d’Italia rincara la dose. “È un’iniziativa utile alla sinistra per creare un consenso politico. Non ne ravviso l’utilità perché, oltre al gratuito patrocinio, c’è il difensore d’ufficio”, sostiene. Un’obiezione che non tiene conto del fatto che tale figura non sia prevista per le cause civili e che nel penale resti a pagamento.

Gli obiettivi futuri

Il sogno, per chi è presente ogni giorno negli sportelli, è semplice: dare una residenza fittizia a chi chiede aiuto e permettere ai senzatetto di rientrare in società. Mumolo però si spinge oltre e immagina un futuro in cui l’associazione non sia più necessaria. Fino ad allora continuerà “finché tutti i diritti, anche quelli delle persone più fragili, non saranno garantiti dallo Stato”. 

In fondo, non si tratta solo di fascicoli e pratiche ma di essere umani. Di restituire a chi ha perso tutto una possibilità. Mentre la maggior parte degli studi legali conta parcelle, i professionisti di Avvocato di strada contano residenze ottenute, cure garantite, diritti restituiti. Vittorie che non fanno notizia ma che, per chi vive per strada, cambiano la vita.  

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