ROMA – Nonostante le dimissioni di Guido Scorza, gli altri tre componenti del Garante della Privacy non mollano. Il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia hanno comunicato tramite i loro legali “la loro ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle loro funzioni istituzionali nella convinzione di aver sempre agito in piena trasparenza e correttezza”.
Scorza – eletto nel 2020 a Montecitorio, in quota M5s – si è dimesso sabato 17 gennaio. Il comunicato arriva poco prima dell’inizio della puntata di ieri 18 gennaio di Report, in onda tutte le domeniche su Rai 3. Dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora con una serie di servizi, la nota trasmissione torna ad accendere un faro sulla vicenda delle ‘spese pazze’ dei membri dell’Autorità, finite nel mirino della magistratura insieme con l’opacità di alcune sanzioni e presunti conflitti di interesse. Dossier che potrebbe finire anche sul tavolo della Corte dei Conti.
L’inchiesta di Report
L’elemento di novità introdotto durante l’ultima puntata della trasmissione di Sigfrido Ranucci è una bozza di regolamento sui rimborsi spese volta a introdurre dei limiti più stretti, “che esisteva già nel 2021, quando l’allora segretario generale Fabio Mattei lo aveva condiviso con tutti i membri del collegio”, ha spiegato la giornalista Chiara De Luca. Un documento inedito, che non è stato mai approvato, neanche dopo un successivo sollecito nel 2023. E che avrebbe consentito le “spese pazze” contestate dalla Procura. Da qui l’affondo dell’authority di Piazza Venezia: “Le ipotesi investigative, allo stato del tutto ’embrionali’, seguono inchieste promosse da giornalisti in evidente conflitto con l’operato del Garante” e dovranno “essere oggetto di particolare verifica” da parte “della magistratura, nel cui operato “si esprime piena fiducia”, chiude la nota diffusa prima della messa in onda del programma.
Le reazioni della politica
La senatrice pentastellata presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia, in una dichiarazione al quotidiano La Stampa si augura che “gli altri componenti seguano l’esempio di Scorza”. “Il punto politico è evidente: la credibilità dell’Autorità è compromessa nel suo complesso” avverte invece Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria nazionale del Pd, auspicando una riforma delle autorità di garanzia che contempli un meccanismo di revoca. Il deputato di Avs Angelo Bonelli si sbilancia e annuncia “un emendamento al Milleproroghe per cambiare le norme sulla nomina dell’Autorità e per la decadenza dell’attuale Consiglio”. La maggioranza finora si è chiamata fuori dal coro di richieste di dimissioni, disconoscendo la paternità del Collegio, eletto sotto il secondo governo Conte. “Mi rimetto alla magistratura, della quale mi fido”, aveva sintetizzato ieri la premier Meloni.
La multa che ha fatto esplodere il caso
Eppure, la miccia si è accesa il 23 ottobre scorso con la notifica di una sanzione di 150 mila euro alla Rai per la diffusione da parte di Report dell’audio tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, in merito alla vicenda con protagonista l’ex ministro e Maria Rosaria Boccia. Vicenda in cui i vertici di FdI sono rimasti coinvolti quando Report ha trasmesso immagini che immortalavano il membro dell’Autorità Garante per la privacy Agostino Ghiglia, indicato proprio da FdI, nella sede del partito il giorno prima della sanzione inflitta al programma di Rai 3.


