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Delitto di La Spezia, la protesta dei compagni di Aba: “Scuola complice”

di Antonio Fera19 Gennaio 2026
19 Gennaio 2026

Zouhair Atif e una foto che lo ritrarrebbe con l'arma del delitto | Foto Ansa

LA SPEZIA – Poco prima delle 7, l’andirivieni dei compagni di classe di “Aba”, di fronte all’istituto professionale di La Spezia, ormai tristemente noto per il delitto del 16 gennaio scorso. Ma il ricordo di Abanoud Youssef, lo studente di 18 anni accoltellato a morte nei corridoi della sua scuola, si trasforma presto in protesta. “Vogliamo giustizia”, è la richiesta degli studenti. Con un gruppo che si piazza di fronte all’ingresso del professionale per puntare il dito contro la scuola: “I prof sono complici”, si legge su uno dei cartelloni.

Oggi l’interrogatorio del ragazzo fermato

Mentre la Digos è costretta a intervenire per placare gli animi davanti alla scuola di “Aba”, Zouhair Atif, il coetaneo accusato del delitto, si prepara a rispondere alle domande del gip di La Spezia. Il ragazzo, che al momento è recluso nel carcere della città ligure, dopo aver ammesso di aver colpito “Aba” perché aveva “scambiato” alcune foto con la sua ragazza, sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia. Gli inquirenti stanno cercando di capire se contestare l’aggravante della premeditazione, visto che, a quanto pare il giovane si sarebbe portato il coltello da casa.

La ragazza di Zouhair Atif: “Ho fatto il possibile per evitare litigi”

Con un post sui social, la minorenne fidanzata di Zouhair Atif, sostiene di aver “fatto il possibile per evitare litigi” tra i due. La ragazza, interrogata dalla polizia, ha confermato il movente dell’aggressione: l’aver scambiato con “Aba” delle foto che li ritraevano da piccoli. Nel post su Instagram ha aggiunto: “Chiederei di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo – ha precisato la ragazza – Non sono mai entrata in tribunale a difendere il mio ragazzo, anzi non gli ho rivolto parola (come giusto che sia) sono stata sottoposta ad altro. È stato sconvolgente anche per me”.

Lo zio della vittima: “Non accetteremo scuse dell’altra famiglia”

Nelle scorse ore, intanto, lo zio di Abanoud Youssef ha dichiarato che la famiglia non intende accettare le scuse dei parenti dell’altro giovane coinvolto. “Un ragazzo che a 19 anni diventa un assassino non ha ricevuto alcuna educazione. Non siamo disposti a scusare chi non è riuscito a educarlo”, ha affermato. Lo zio ha poi ricordato che il nipote, 18 anni, “era un angelo” e ha sottolineato che l’educazione parte dalla famiglia: “La scuola è una seconda casa, ma la prima è la famiglia, ed è lì che tutto comincia”.

La famiglia a Valditara: “Ora subito una legge”

“Una legge subito, prima che ci siano altre vittime. Non domani, non dopo tre o quattro vittime: subito”. Un appello, quella della famiglia della vittima, rivolto direttamente al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, arrivato il 18 gennaio a La Spezia per partecipare al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. La famiglia chiede una normativa che tuteli gli studenti all’interno degli istituti scolastici. Il ministro, chiarendo che è stata disposta un’ispezione, ha detto: “Valuteremo, però dobbiamo farlo in modo pacato. Non dobbiamo gettare la croce addosso a nessuno”. E sull’ipotesi di metal detector a scuola, Valditara ha aggiunto: “Ne ho parlato con il ministro Piantedosi, saranno mobili”.

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