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HomeEsteri Disastro in Nepal: oltre mille i morti. Ricerche sempre più complicate

Alluvione in Nepal e Tibet
sale il numero dei morti
Più di 900 operai intrappolati

Mille le vittime accertate finora

le ricerche si fanno più complicate

di Chiara Di Benedetto01 Settembre 2026
01 Settembre 2026
nepal

Vittime dell'alluvione in Nepal | Foto Ansa

KATHMANDU – È salito ancora il conteggio delle vittime nella devastante alluvione che lo scorso 26 agosto ha colpito la frontiera tra Nepal e Tibet: secondo le autorità locali, i morti sarebbero più di mille. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta: all’appello mancano ancora 4.462 persone. Attualmente la difficoltà più grande è raggiungere le zone rimaste isolate a causa dei danni a strade e ponti: le autorità locali hanno confermato il salvataggio di più di 11mila persone ma si spera di trovarne altre vive. Si ritiene che circa 900 operai siano rimasti bloccati dal fango in 12 impianti idroelettrici, i corpi di quattro di loro sono già stati recuperati nelle gallerie che circondano le centrali, ma le ricerche continuano.

Si continua a scavare nel fango

Secondo quanto riporta la Bbc, per tentare di aprire dei varchi nei tunnel vengono usate anche cariche esplosive, mentre alcuni soccorritori si calano nelle gallerie dall’alto con corde e funi. Alle operazioni partecipano anche soccorritori inviati da India, Cina e Corea del Sud. I numeri restano difficili da verificare e c’è chi solleva dubbi sulla versione ufficiale di Pechino riguardo alla portata del disastro: secondo gli attivisti dell’International campaign for Tibet il numero reale delle vittime potrebbe essere significativamente più alto.

Numerosi anche i corpi ancora da identificare: tra le valli dell’Himalaya i morti vengono sepolti dopo il prelievo di campioni di Dna, nella speranza di riuscire a stabilirne l’identità. Si tratta di uno dei disastri idrogeologici più gravi degli ultimi anni: nell’arco di pochi minuti un’enorme porzione di ghiacciaio nell’Hindu Kush Himalaya è crollata invadendo il corso del fiume Lhende/Bhote Koshi. La successiva rottura della diga naturale ha generato un’imponente colata di fango e detriti, con onde alte fino a 6 metri.

Un’emergenza senza precedenti

Secondo la Croce Rossa, le persone colpite dall’inondazione sarebbero più di 93mila: la maggior parte di loro ha perso casa, familiari e amici. Migliaia di nepalesi necessitano di assistenza umanitaria immediata, hanno esaurito le scorte di cibo e di acqua sicura per via del blocco delle centrali idroelettriche. Dalle Nazioni Unite, l’alta funzionaria Christine Arab, attualmente in carica come direttrice regionale di “Un women” per l’Asia e il Pacifico, segnala le difficoltà e i pericoli che vivono in particolare le donne delle zone colpite. “In assenza di latrine separate o sicure, di un’illuminazione adeguata o di privacy – ha spiegato Arab – donne e ragazze possono trovarsi esposte a rischi semplicemente utilizzando i servizi igienici, lavandosi, dormendo o spostandosi dopo il calare del sole”.

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