ROMA – Due arresti, almeno sei complici ricercati e un 57enne funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy in gravissime condizioni. È questo il resoconto dell’ennesima notte di violenza consumata nei pressi della stazione Termini di Roma, in via Giolitti. Un episodio che ha riacceso il duello tra Lega e Fratelli d’Italia circa l’uso dei militari nell’operazione “Strade Sicure”.
Il momento delle aggressioni
Grazie alle riprese di una videocamera di sorveglianza è stato possibile ricostruire i momenti dell’aggressione. Nel video si vedono chiaramente tra le sette e le otto persone dirigersi verso la prima vittima, un funzionario 57enne del ministero delle Imprese e del Made in Italy, per picchiarla. L’uomo aggredito ha riportato lesioni e fratture soprattutto al volto ed è ricoverato, in prognosi riservata nella terapia intensiva del policlinico Umberto I di Roma. Non sarebbe più in pericolo di vita. Ricoverato nello stesso ospedale anche un rider 23enne, di origini tunisine, aggredito appena un’ora dopo sempre nei paraggi.
Ancora da chiarire il movente dei pestaggi. Al momento non si esclude un collegamento tra i due episodi. La prima brutale aggressione è avvenuta alle 22 in via Giolitti e la seconda alle 23 in via Manin. Difficile, al momento, stabilire se i due fatti di violenza siano collegati, ma sicuramente una conoscenza tra i due gruppi non sarebbe stata ancora esclusa. Anche in questa seconda violenza la vittima, pestata, è finita in ospedale. Alle 23 circa il giovane rider si trovava in via Manin quando, secondo alcune testimonianze, è stato circondato da un gruppo di giovani che lo hanno picchiato e sono fuggiti la sua bici elettrica.
Il dibatto sulla sicurezza spacca la maggioranza
Intanto il dibattito sulla sicurezza spacca la maggioranza. Massimiliano Romeo (Lega) accusa gli alleati di incoerenza, difendendo l’uso dei militari come deterrente fondamentale contro la criminalità. Di parere opposto sono il ministro Crosetto e Lucio Malan (FdI), convinti che i soldati debbano tornare ai propri compiti originari lasciando il controllo delle città alle forze di polizia, ritenute più idonee. Mentre Salvini e Durigon invocano “pugno di ferro” e presidi più forti anche nei centri minori, Maurizio Gasparri (FI) tenta di mediare sollecitando un aumento generale degli organici del “popolo in divisa”. Sullo sfondo resta il sospetto di Fratelli d’Italia che le costanti polemiche leghiste siano solo una strategia di Salvini per puntare al Viminale, nonostante l’imminente arrivo di un nuovo decreto sicurezza voluto da Giorgia Meloni.


