TARANTO – L’acquisizione dell’acciaieria più grande d’Italia sembra sempre più vicina. Dopo aver ispezionato gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, i consulenti di Flack group hanno verificato le condizioni dell’impianto dell’ex Ilva di Taranto. Gli emissari della U.S. Steel, a pochi giorni dalla riapertura dell’altoforno 2, sono stati accolti da uno dei commissari di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, e dal direttore generale della società, Maurizio Saitta. Questa valutazione tecnica sarà cruciale per la riuscita della trattativa per l’acquisizione del colosso siderurgico.
L’offerta del fondo californiano
Il fondo californiano, esperto nel risanamento delle aziende in crisi, ha avanzato la proposta simbolo di un euro, accompagnata dalla promessa di investire fino a 5 miliardi di euro. La contrattazione è imperniata proprio sulla portata dell’investimento, oltre che sui livelli di produzione e occupazione. Flacks Group prevede di produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio nel primo anno di attività, arrivando a 6 milioni nei 18 mesi successivi. Per quanto riguarda i posti di lavoro, il fondo ha annunciato di poter garantire di 6.500 addetti. Un numero destinato a salire fino a 9 o 10mila operai, con i forni elettrici a pieno regime.
Il ruolo dello Stato nella transizione
Nella fase di transizione, Flack group avrà bisogno dello Stato Italiano come socio al 40%. L’amministrazione dovrà dare una mano al fondo che in questo momento non possiede né il know how né competenze manageriali in ambito siderurgico. Oltre al coinvolgimento statale, nelle scorse settimane, si è parlato di colloqui con operatori italiani del settore. I nomi sul tavolo, dopo il mancato accordo con il gruppo Arvedi, sono quelli del gruppo Danieli e di Jindal Steel International.
Il via libera della Commissione europea al prestito ponte
Se tutto dovesse mettersi nel verso giusto, il capitolo cessione dell’Ilva potrebbe concludersi entro aprile. Buona notizia, in questo senso, è il via libera della Commissione europea al prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro. Una manovra economica necessaria a garantire l’operatività degli impianti fino al trasferimento nelle mani del nuovo proprietario.
Produzione ai minimi e sindacati pronti alle mobilitazioni
Intanto, la produzione resta ai minimi anche se, a detta dei sindacati, hanno preso il via le operazioni per la riaccensione dell’altoforno 2. Il numero uno attende, invece, l’esito del ricorso per il dissequestro, ed è fermo da maggio 2025 a causa di un incidente. Rimane il problema dei più di 4mila operai in cassa integrazione, per la quale i commissari hanno chiesto una proroga di 12 mesi. Un provvedimento che agita le sigle sindacali, pronte a nuove forme di mobilitazione.


