ROMA – Dopo i recenti fatti di cronaca, il governo vuole dare delle risposte sulla violenza minorile. Dopo il tira e molla tra il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il nuovo pacchetto sicurezza sfiora il Consiglio dei ministri e approda al vertice di governo organizzato dalla premier Giorgia Meloni nella tarda mattinata di martedì 20 gennaio.
L’incontro a margine del Cdm
Nonostante voci sulla presenza del provvedimento all’ordine del giorno, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha confermato la discussione della misura prossimo appuntamento a Palazzo Chigi. “Il decreto sicurezza è in arrivo. Oggi non è all’ordine del giorno del Cdm, penso però lo sarà per la prossima settimana”, ha detto l’ex ministro dell’Interno del governo gialloverde a margine di un evento a Tor Bella Monaca a Roma. All’esame 65 articoli divisi in due provvedimenti. Un decreto legge, con 25 articoli, che entrerà immediatamente in vigore e un disegno di legge, che dovrà passare all’esame del Parlamento.
Intanto, nella tarda mattinata di martedì il governo si riunisce in un vertice con la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del titolare Viminale Piantedosi – che ha messo a punto le norme che dovrebbero confluire nel dl e ddl -, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, oltre ai due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Sulle misure, viene riferito, ci sono già stati dei contatti con gli uffici legislativi del Quirinale, che avrebbero mosso dei rilievi. Ci sono ancora da mettere a punto alcune questioni. Non solo. Ci sono da definire anche cosa entrerà nel decreto subito in vigore e quali resteranno nel disegno di legge.
Le misure stringono sui coltelli
Per ora al centro della stretta sembra esserci il divieto della vendita dei coltelli ai minori, anche tramite web. Inoltre chi sarà trovato in possesso di strumenti con lama flessibile acuminata e tagliente oltre i 5 cm sarà punito con la reclusione, da uno a tre anni. Mentre il porto di altri coltelli o strumenti con lama superiore a 8 cm sarà punito con la reclusione, da sei mesi a tre anni. I commercianti che vendono tali strumenti dovranno tenere obbligatoriamente un registro in formato elettronico dove inserire tutte le operazioni di vendita. La violazione del divieto sarà punita con la sanzione amministrativa pecuniaria che può arrivare a 12 mila euro, in caso di reiterazione, e alla revoca della licenza all’esercizio dell’attività. Per il porto illecito di coltelli o strumenti atti a offendere è previsto infine l’arresto facoltativo in flagranza e l’adozione di misure cautelari anche per i minorenni. Per i fatti commessi dal minore saranno introdotte poi sanzioni amministrativa pecuniaria – da 200 a 1000 euro – a carico delle persone tenute alla sorveglianza.
Questa la risposta del governo non solo ai recenti fatti di cronaca, ma all’ultima ricerca di Save the Children, con la collaborazione del dipartimento di giustizia minorile del ministero di Giustizia e di quello di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. I numeri dicono che dal 2019 al 2024 i minori segnalati per porto di armi improprie sono passati da 778 a 1946. Nel primo semestre del 2025 sono già 1096. Così il governo vuole dare un segnale.
Le divergenze sull’espulsione dei minori
La Lega continua ad aggiungere proposte e a suggerire norme che dal disegno di legge dovranno entrare nel decreto. Nella corsa alla sicurezza il Carroccio approfitta anche per testare gli alleati. Come per il caso dei rimpatri più efficaci per i minori stranieri, senza parenti, che commettono reati. La norma non convincerebbe il ministro Piantedosi perché entrerebbe in conflitto con norme europee vigenti. “Abbiamo qualche problema con i rimpatri e riguarda soprattutto i giudici, che molto spesso evitano di farli”, sottolinea Francesco Filini di Fratelli d’Italia.
Piantedosi è stato segnalato dalla Lega come inquilino del Viminale e per questo, all’inizio del suo incarico, è stato visto come vicino a Salvini. Con il passare del tempo però la Lega ha iniziato a criticare la poca rapidità sulla sicurezza. Chiedendo anche misure più stringenti. Non solo diversità di vedute. Salvini vorrebbe tornare ministro dell’Interno e per questo ci tiene a intestarsi la nuova stretta sulla sicurezza. Dietro alla corsa leghista sui coltelli e intorno alla cronaca ci potrebbe essere un derby interno. Non la partita migliore da giocare in vista delle elezioni del 2027.


