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HomeCronaca Il sindaco di Ronciglione: “Il biologico non è la soluzione”

“Gli standard qualitativi
che sono imposti dal mercato
agevolano pratiche intensive”

L’appello del sindaco di Ronciglione

Mengoni: “Il bio non è la soluzione”

di Giacomo Basile19 Marzo 2026
19 Marzo 2026
Mengoni

Il sindaco di Ronciglione Mario Mengoni | L'utilizzo della foto è stato autorizzato dal diretto interessato

“Le responsabilità tecniche non competono alla politica. Saranno le nuove analisi a valutare l’efficacia delle misure adottate”. Il sindaco di Ronciglione, Mario Mengoni, ha aiutato Lumsanews a chiarire le responsabilità delle attività a bordo lago nel degrado dell’ecosistema e l’utilità dei provvedimenti presi a livello locale.

Quali sono le condizioni attuali del Lago di Vico e quali azioni sono state intraprese?

“Il Comune di Ronciglione gestisce circa un terzo del territorio del lago, il resto appartiene a Caprarola. Nell’area di competenza non vi sono produzioni agricole rilevanti. Prevalgono attività turistiche e una zona residenziale tra Punta del Lago e Lido dei Pioppi. Negli anni è stato completato il collettore fognario. La zona residenziale era già servita e negli ultimi due anni sono stati collegati anche gli stabilimenti balneari. Oggi tutte le attività sono allacciate alla rete fognaria, eliminando una possibile fonte di criticità. La presenza di colibatteri è stata rilevata solo in casi sporadici e distanti nel tempo”.

Le attività commerciali contribuiscono all’eutrofizzazione?

“Tutte le attività sono collegate a una rete fognaria realizzata secondo le normative regionali, con doppia tubazione per evitare dispersioni. Gli scarichi confluiscono nel depuratore comunale”.

Qual è l’origine di fosforo e azoto?

“Una sentenza del Consiglio di Stato ha affrontato il tema. Le responsabilità tecniche non competono alla politica. Saranno le nuove analisi a valutare l’efficacia delle misure adottate, come il completamento del collettore, l’introduzione del Piano di Utilizzazione Aziendale, la modifica delle pratiche agronomiche e la realizzazione di vasche di decantazione per le acque piovane. Queste vasche trattengono sedimenti ricchi di nutrienti, poi rimossi e riutilizzati. Uno studio del 2014 evidenziava concentrazioni di azoto più elevate nelle acque raccolte nelle vasche rispetto a quelle del lago. Considerato un tempo di ricircolo di circa 17 anni, le nuove analisi chiariranno l’evoluzione del sistema”.

Le coltivazioni di nocciole sono prevalenti?

“Sì, rappresentano la produzione agricola principale nella Tuscia. Ferrero è uno dei principali acquirenti, ma non l’unico”.

Qual è il ruolo dell’agricoltura intensiva?

“L’agricoltore risponde a standard qualitativi imposti dal mercato. Ciò può favorire pratiche più intensive. Un cambiamento richiederebbe anche un’evoluzione della domanda e dell’industria”.

Il biologico è una soluzione?

“È in crescita, ma non elimina il problema, poiché anche i fertilizzanti biologici contengono fosforo e azoto”.

Quali sono gli effetti dell’eutrofizzazione sulla fauna ittica?

“La riduzione dell’ossigeno nelle acque profonde può creare difficoltà per alcune specie, come il coregone”.

Venendo all’acqua potabile, da cosa deriva l’alta concentrazione di arsenico?

“Circa il 70% delle utenze è rifornito dal lago e il 30% dal pozzo artesiano di Chianello. L’acqua del bacino non è mai stata considerata potabile e ha sempre avuto limitazioni d’uso. L’arsenico è di origine naturale, legato alla natura vulcanica del territorio. Studi Arpa non hanno rilevato anomalie riconducibili a contaminazioni specifiche”.

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