ROMA – Ricucire le fila di una memoria persa, frammentata in mezzo al dolore della pena con l’obiettivo di raccontare la storia di chi non ha più un nome e un volto. Con questa missione fra le mani, un gruppo di detenuti ha messo in scena al Teatro Libero, dentro il carcere di Rebibbia, Il tunnel dei sogni, spettacolo ispirato al libro I volti della povertà in carcere di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero, autrice dei testi e responsabile della regia.
L’incontro e la tenerezza sulla scia di Papa Francesco
“Nella preparazione della mise-en-scene”, spiega Ruggiero a Lumsanews, “abbiamo adottato i metodi rivoluzionari dell’incontro e della tenerezza, come diceva Papa Francesco”. Al centro della rappresentazione dieci persone e dieci volti, vettori umani per far sì che la luce della rieducazione – funzione sancita dalla Costituzione – possa far breccia nell’oscurità “che ha reso invisibili questi uomini e le loro vite”, racconta la regista.
Ruggiero: “Per raccontare il carcere, bisogna cucirsi al suo interno”
Come testimoniato dall’ossimoro su cui il titolo è costruito, “i protagonisti del Tunnel dello spettacolo hanno scritto dei testi meravigliosi che abbiamo messo in fila insieme per ricostruire una giornata all’interno della cella”, conferma Rossana Ruggiero. “Per poter raccontare la realtà del carcere bisogna cucirsi al suo interno, viverlo insieme ai detenuti, e non raccontarlo come se fosse una leggenda o un mondo altro”.

Vita quotidiana, paure e sogni dei detenuti
Sul palco trova così spazio la vita quotidiana, intramezzata da momenti di riflessione nei quali i detenuti raccontano le paure di essere giudicati una volta fuori, dipingendo il carcere come una ferita destinata a non rimarginarsi mai. Ma al centro di tutto ci sono le speranze e i sogni, come quello di poter tornare un giorno nei luoghi dove si è stati felici. “Il nostro obiettivo è quello di portare la cittadinanza dentro il carcere per abbattere le barriere e, al tempo stesso, riattivare un processo di speranza”, ricorda Ruggiero.
A far da monito è proprio la frase iniziale del Tunnel dei sogni, poche parole che riassumono il contrasto tra il dolore della consapevolezza e la tensione verso il cambiamento: “Non siamo attori. Non siamo numeri. Non siamo quello che è stato delle nostre vite. Siamo qui, adesso. Siamo persone come tutti”.


