TEHERAN – In Iran la risposta del regime alle proteste ha segnato un ulteriore inasprimento, con Teheran pronta a ricorrere alla pena di morte contro i manifestanti accusati di moharebeh, “fare guerra a Dio”, reato previsto dalla sharia e punibile con l’esecuzione. L’avvertimento è arrivato direttamente dai procuratori della capitale tramite la tv di Stato, mentre nel Paese – ancora isolato dal blackout di internet – rimane incerto il bilancio dei morti e degli arresti: le autorità parlano di 3 mila vittime, l’ong Iran Human Rights ne certificherebbe almeno 734 e il network Iran International ne stima invece 12 mila, definendo la repressione “il più grande massacro nella storia contemporanea” del Paese. Diecimila le persone che finora sarebbero state arrestate.
Teheran avvia le esecuzioni: “Sarà giustiziato un manifestante di 26 anni”
Erfan Soltani, 26 anni, arrestato la scorsa settimana nella città satellite di Teheran, Karaj, sarebbe già stato condannato a morte e potrebbe essere giustiziato a breve. Non è chiaro quali siano le accuse a suo carico. “La comunità internazionale – è l’appello di Amnesty International – deve chiedere urgentemente alle autorità iraniane di interrompere subito tutte le esecuzioni, inclusa quella di Erfan Soltani”. Volker Turk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, si è detto “inorridito dalla “repressione delle proteste” e ha detto che per lui “è estremamente preoccupante vedere dichiarazioni pubbliche di alcuni funzionari giudiziari che indicano la possibilità che la pena di morte venga utilizzata contro i manifestanti attraverso procedimenti accelerati”.
Il 17enne Amir Ali Haydari diventa simbolo della protesta
Amir Ali Haydari aveva 17 anni. In una fotografia scattata poco prima della sua morte compare con una felpa larga, le mani in tasca e un sorriso appena accennato. L’8 gennaio è stato colpito al cuore dalle forze di sicurezza a Kermanshah, nell’ovest dell’Iran, e finito con un secondo colpo alla testa dopo essere stato lasciato a terra senza vita. Era sceso in piazza insieme ai suoi compagni di classe.
Internet, il blocco dura da oltre 132 ore
Il blocco di Internet a livello nazionale imposto dalle autorità iraniane, che per gli attivisti è mirato a mascherare la vera portata della repressione delle proteste, dura ormai da oltre 132 ore. “I dati mostrano che il Paese si risveglia in un altro giorno di buio digitale”, ha scritto nelle scorse ore su X Netblocks, organizzazione inglese per il monitoraggio della rete. Il 13 gennaio il governo di Teheran aveva consentito di effettuare alcune telefonate all’estero e i media statali avevano condiviso gli elenchi dei siti web autorizzati a cui le persone potevano accedere. L’agenzia di stampa Fars, affiliata al regime, ripresa da Cnn, afferma intanto che è probabile che la rete rimanga disconnessa “per una o due settimane”.


