TEHERAN – Prove d’intesa tra Usa e Iran. L’obiettivo? Evitare un conflitto su cui aleggia lo spettro della forza nucleare. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha annunciato che Teheran nei prossimi giorni definirà un “quadro” per i negoziati con gli Stati Uniti. “Stiamo studiando la struttura dei negoziati”, ha ammesso Baghaei, ma la rimozione delle sanzioni resta “una priorità essenziale”, così come lo sviluppo del programma nucleare. Al centro dello scambio diplomatico, secondo il titolare degli Esteri, ci sarebbero anche gli altri “Paesi della regione”, consapevoli che “le conseguenze delle tensioni tra Washington e Teheran si estenderanno”. A tal proposito, il regime iraniano ha negato di “aver ricevuto un ultimatum” dal presidente Usa Donald Trump.
La mediazione di Turchia, Russia, Egitto e Qatar
L’apertura della Repubblica islamica arriva dopo che gli Stati Uniti, come riportato da Axios, si erano detti pronti a un incontro. Turchia, Egitto e Qatar starebbero infatti lavorando a un incontro fra l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e alti funzionari iraniani ad Ankara, alla fine della prossima settimana. Un ruolo di rilievo sarebbe stato svolto anche dalla Russia, che ha avanzato delle proposte tecniche sulla gestione dell’uranio arricchito iraniano, considerate funzionali alla costruzione di un compromesso sul tema del nucleare.
La tensione con l’Ue sui pasdaran nella lista europea dei terroristi
Si cerca di limare la tensione anche con i Paesi dell’Unione Europea, i cui ambasciatori sono stati convocati dal Ministero degli Esteri in risposta alla designazione delle Guardie Rivoluzionarie come terroristi. “Questa è la minima azione dell’Iran”, ha dichiarato Baghaei, “e ci sono altre opzioni allo studio per reagire. La designazione è stata un insulto e un errore strategico”, perché se “l’Ue pensa di adulare così gli Usa e il regime sionista, si sbaglia di grosso”.
Khamenei: “Infliggeremo un duro colpo a chiunque ci attacchi”
A innescare gli interessi di una macchina diplomatica di tali dimensioni sono state soprattutto le parole della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, che ieri – 1 febbraio – ha lanciato l’allarme su una possibile “guerra regionale” in caso di attacco statunitense. Khamenei ha precisato che “l’Iran non attaccherà alcun Paese, ma infliggerà un duro colpo a chiunque lo attacchi”. Durante il discorso tenuto in occasione dei preludi all’anniversario della Rivoluzione Islamica, Khamenei ha voluto ricordare lo storico delle precedenti intimidazioni a stelle e strisce: “Non è una novità che a volte si parli di guerra, di aerei, navi e tutto il resto. In passato, gli Americani hanno ripetutamente minacciato e affermato che tutte le opzioni erano sul tavolo, compresa quella della guerra”.


