La bolla delle plusvalenzesalva i bilanci di serie Ama ora rischia di esplodere

Il giro d'affari raddoppiato in due anni La Federcalcio: "Faremo attenzione"

Si torna a parlare di doping nel calcio. Questa volta però non sono le sostanze vietate a far discutere, ma le plusvalenze che gonfiano i bilanci delle società. Operazioni finanziarie che permettono alle squadre di abbattere le perdite e aumentare i ricavi. Una pratica sempre più diffusa nella serie A italiana. “Una fabbrica di falsi”, scrive oggi Il Fatto Quotidiano, lanciando l’allarme: “I bilanci delle società rischiano di esplodere”.

Nei report sui conti delle squadre di serie A, pubblicati dalla Figc, viene sottolineato come tra 2016 e 2017 le plusvalenze raddoppino, passando da 381 a 749 milioni. Un dato significativo. Il “giochino contabile” è semplice: un giocatore pagato un milione viene rivenduto a venti, cosicché a bilancio possa essere segnato un utile di 19.

Tanti sono gli esempi. La scorsa estate ha tenuto banco il caso di Rolando Mandragora, venduto all’Udinese per venti milioni. Una cifra non giustificata dalle prestazioni – pur buone – del centrocampista, che però permette alla Juve di mettere a bilancio una plusvalenza di quasi quindici milioni di euro.

Non è l’unica operazione discussa. Stefano Sturaro, appena passato dalla Juventus al Genoa, ha permesso ai campioni d’Italia di realizzare 14 milioni di utile. Zaniolo e Santon, passati dall’Inter alla Roma nell’affare Nainggolan, hanno garantito ai nerazzurri 12 milioni, coprendo più di un terzo dell’esborso per il centrocampista belga (trenta milioni). I giallorossi poi ogni anno mettono i conti in ordine vendendo i giocatori migliori: le plusvalenze gli evitano le penalizzazioni del fair play finanziario Uefa.

Penalizzazioni non evitate dal Chievo. La squadra di Verona quest’anno è partita con tre punti in meno in classifica per le false plusvalenze realizzate negli scambi di mercato con il Cesena nel 2015. La Figc però inizia soltanto ora a porsi il problema, come dichiarato domenica dal presidente Gabriele Gravina: “Faremo attenzione agli scambi sospetti”. Meglio tardi che mai.

Federico Marconi

Roma, 1993. Dopo la maturità scientifica abbandona i numeri per passare alle lettere: prima di approdare alla Lumsa studia storia contemporanea a La Sapienza e giornalismo alla Fondazione Basso. Ha prodotto un web-doc per ilfattoquotidiano.it e collabora con L’Espresso