Las Vegas, sotto torchiola compagna del killerIndagini su un bonifico

Nessuna apertura ad una legge su armi Trump: "Ne parleremo in futuro"

L’anonimato non sorprende gli esperti. I killer di massa si mimetizzano per essere il più letali possibile. Eppure manca ancora un movente. Quello che ha spinto il 64enne Stephen Paddock a compiere la più grande strage della storia moderna degli Stati Uniti. 59 morti, tanti feriti che lottano tra la vita e la morte. L’Fbi esclude l’ipotesi terrorismo, anche se l’Isis ha provato a fare propria l’esecuzione. Per ora si continua a indagare nel buio. Nella notte, dopo esser stata rintracciata, è stata fatta rientrare dalle Filippine la compagna dell’uomo, Marylou Danley. Sarebbe già sotto interrogatorio da parte degli agenti che l’hanno aspettata all’aeroporto di Los Angeles. Nel mirino sarebbero entrate le transazioni finanziare del killer di Las Vegas, con i federali che hanno parlato di un bonifico di migliaia di dollari indirizzato verso le Filippine, anche se non si conosce ancora il beneficiario.

Intanto emergono nuovi agghiaccianti particolari sulla strage che ha insanguinato la Strip. Paddock ha sparato per almeno 9-11 minuti sulla folla inerme dalle 22.08, ora della prima chiamata alla polizia. La posizione alta, al 32esimo piano del Mandalay Bay Resort, ha regalato tempo al killer, che ha continuato a sparare mentre gli agenti salivano a prenderlo e si è poi suicidato nel momento in cui hanno fatto irruzione nella sua stanza. Alcuni media internazionali hanno diffuso delle foto dove si vedono un corpo inerme e diverse armi e munizioni, anche nella vasca. La polizia ne conterà 23 solo nella stanza d’albergo, 42 dopo la perquisizione della sua casa. Paddock ne aveva manomesse 12 armi semiautomatiche con un dispositivo chiamato bump stock, che consente di sparare come se fossero automatiche.

Donald Trump sarà oggi nella città del Nevada. Il presidente ha definito la strage un atto di pura malvagità da parte di un folle. Ma di stretta sulle armi in America non vuole sentir parlare, almeno per ora. “Di una legge sulle armi ne parleremo in futuro”. Il suo ex stratega Steve Bannon erge uno scudo a difesa della lobby delle armi: limitarne il commercio sarebbe la fine di tutto. Non dimentichiamo l’appoggio dato al presidente Usa dalla National Rifle Association, la potente organizzazione a favore delle armi e forse la più grande lobby a sostegno del partito repubblicano.

Eppure negli Stati Uniti i numeri di stragi legati all’abuso di pistole e fucili sono sempre più impressionanti. Quella di Las Vegas è stata la peggior strage, seguita da quella di Orlando nel 2106 con 49 morti. Virginia Tech, aprile 2007, 32 vittime. La scuola elementare di Sandy Hook a dicembre 2012, 27 morti di cui 20 bambini. Nel 2014 i morti da arma da fuoco sono stati 33mila.

L’ennesima strage riapre, semmai si fosse chiusa, la diatriba tra democratici e repubblicani su una legge che limiti la circolazione selvaggia di armi negli States, il più grande rimpianto del presidente uscente Barack Obama. La leader democratica al Senato Nancy Pelosi ha chiesto una commissione ad hoc per lavorare ad una normativa e di bloccare la legge che favorisce l’uso dei silenziatori, sostenuta dalla Nra. Dai repubblicani che controllano il Congresso per ora nessuna apertura. La domanda e il business sono sempre crescenti. Il 42% degli americani possiede un’arma, di cui il 40% ne possiede più di una. E intanto il sangue continua a scorrere.

Davide Di Bello

E’ nato a Roma il 17/07/1991, ha frequentato il liceo classico ed è laureato in scienze della comunicazione all’Università “Roma Tre”. Ama il giornalismo, il cinema e la fotografia; lo animano il piacere della scoperta e la voglia di rendersi utile. Dal 2016 è entrato a far parte della redazione di Lumsanews.it